Diretto da Pierluigi Montalbano

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lunedì 24 aprile 2017

Archeologia e navigazione. Un periplo della Sardegna veleggiando 3000 anni fa...facendo rotta da Occidente. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia e navigazione. Un periplo della Sardegna veleggiando 3000 anni fa...facendo rotta da Occidente
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Strabone, a proposito dei Diaghesbei (gli antichi Iolei), scrive: “…molti i centri abitati, ma solo Carales e Sulky sono importanti…”. Effettivamente durante il periodo romano non pochi erano anche i centri costieri, abitati da comunità dedite alla pesca, alla cantieristica navale e al commercio marittimo. Questi piccoli centri erano collegati ai porti sardi più importanti, ed erano tra loro connessi da una rete “stradale” sia costiera sia interna. Sui pochi dati disponibili, con l’aiuto del bel libro di Giuseppe Luigi Nonnis “Marinai sardi nella flotta di Roma Antica”, possiamo immaginare un periplo della Sardegna, facendo rotta da Occidente per trovare questi antichi abitati.
E’ l’alba…e saliamo a bordo della nostra nave nel porto di Karalis per compiere un servizio di vigilanza costiera sotto costa. C’è aria di festa a bordo, e i marinai sono impegnati nelle operazioni di carico. Nonostante siamo in Giugno, il fresco si fa sentire e i gabbiani volano alti sui rematori che iniziano a vogare con energia per lasciare il porto. La rotta è sud-ovest, e incrociamo due navi mercantili, larghe e pesanti, cariche di anfore colme di carne e vino, dirette verso le coste africane. Un’altra oneraria, con le vele quadrangolari gonfie, si avvicina al porto inseguita da un brulichio di uccelli. Prendiamo il largo lentamente, mentre i vogatori sbuffano per

sabato 22 aprile 2017

Archeologia. Compito in classe dell'alunno **** *****: "La Sardegna è conquistata da Cartagine".

Archeologia. Compito in classe dell'alunno **** *****: "La Sardegna è conquistata da Cartagine".


Svolgimento:
I colonizzatori fenici della Sardegna del Sud e occidentale, provenivano da Tiro, e fondarono Cagliari verso la fine dell’VIII a.C., Cuccureddus di Villasimius agli inizi del VIII, Nora nell’VIII e poi Sulci, Tharros e Bosa. Queste città fenicie, dopo la conquista della Sardegna da parte di Cartagine (VI a.C.), ebbero una decadenza per poi riprendersi quando il governo di Cartagine iniziò una politica imperiale che vedeva la Sardegna impegnata a rifornire la capitale africana con derrate alimentari e risorse minerarie. A Roma, nel 509 a.C. finisce il periodo monarchico e inizia quello repubblicano. In questi anni ci fu anche il primo trattato stipulato fra Roma e Cartagine nel

giovedì 20 aprile 2017

Archeologia e Isola d'Elba. L'ipogeo etrusco di Marciana all’“Ultima spiaggia”. Una spettacolare tomba etrusca scavata nel granito nella quale si intravvedono influssi sardi. Riflessioni di Alberto Zei

Archeologia e Isola d'Elba. L'ipogeo etrusco di Marciana all’“Ultima spiaggia”. Una spettacolare tomba etrusca scavata nel granito nella quale si intravvedono influssi sardi
Riflessioni di Alberto Zei



Ho letto poco tempo fa le riflessioni di Michelangelo Zecchini sull'ipogeo di Marciana nell'isola d'Elba e le condivido. Fra l'altro mi sembra che nella realizzazione di quella spettacolare tomba etrusca scavata nel granito, si comincino a intravvedere influssi sardi, che d'altronde non sono inattesi visti gli acclarati rapporti Elba-Sardegna già nell IX-VIII secolo a. C. e visto il toponimo Ilva che l'Elba condivide con la Maddalena.
Talvolta arriva il caso che le eccessive cure a sostegno di una verità zoppa finiscano per sciancarla definitivamente. All'Isola d’ Elba la disputa per il riconoscimento del mausoleo etrusco di Marciana dà ancora spazio ad imprevedibili negazionismi di questa realtà.

L’ ipogeo etrusco – Si ritiene, ormai, che il travisamento della vera natura di questo ipogeo sia arrivato al

martedì 18 aprile 2017

Archeologia. I Popoli del Mare in Sicilia, fra Elamiti, Shardana, Etruschi e altri. Riflessioni di Alessandro Fumia

Archeologia. I Popoli del Mare in Sicilia, fra Elamiti, Shardana, Etruschi e altri.
Riflessioni di Alessandro Fumia


La ricerca delle tracce storiche sui Popoli del Mare, per determinare l’origine delle tribù che componevano quella lega, mi ha portato a osservare, un aspetto antropologico ed araldico, (quest’ultimo valore in rapporto alle armi), osservando una somiglianza con l’antica civiltà Elamita.
A un’attenta verifica sugli elementi funerari, ai quali si riconducevano il popolo Siculo intorno al VIII sec. a.C., presente nell’area dei monti Peloritani, gli Etruschi e gli Shardana, sembra possibile evidenziare una certa condivisione di costumi che hanno un’identica origine.
Nel 1915 l’archeologo Giuseppe Cannizzo, un collaboratore di Paolo Orsi, durante una campagna di scavo, condotta in una contrada vicino Barcellona Pozzo di Gotto, rintracciò alcune tombe a

sabato 15 aprile 2017

Archeologia. Sardegna, l'isola dei Nuraghi. Chi, come, dove, quando e perché furono costruiti i nuraghi. Articolo accompagnato da una videoconferenza. Video di Ferdinando Atzori. Relatore Pierluigi Montalbano. Sala conferenze Honebu

Archeologia. Sardegna, l'isola dei Nuraghi. Chi, come, dove, quando e perché furono costruiti i nuraghi. 
Articolo accompagnato da una videoconferenza.
Video di Ferdinando Atzori. 
Relatore Pierluigi Montalbano.
Sala conferenze Honebu




I nuraghi a corridoio, conosciuti anche con iol nome di protonuraghi o nuraghi a bastione, precedono il concepimento della prima torre, e sebbene le prove stratigrafiche siano lontane dall’indicarlo indiscutibilmente, effettivamente è un’ipotesi ragionevole. Se così fosse, si tratterebbe di porsi il problema della comparsa dei nuraghi a corridoio, ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendica una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il

giovedì 13 aprile 2017

Archeologia. I Fenici e gli altri. Traffici commerciali nel Mediterraneo della Prima età del Ferro. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I Fenici e gli altri. Traffici commerciali nel Mediterraneo della Prima età del Ferro
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Parlare dei rapporti fra i mercanti fenici e le comunità indigene del Mediterraneo Occidentale comporta un’esposizione di cronologie, di spazi geografici, di modelli d’insediamento. L’epoca in questione inizia all’alba del Primo Millennio a.C. e si conclude intorno al 600 a.C. Le aree interessate comprendono Malta, la Sicilia nord-occidentale, la Sardegna, il Nord-Africa e la Penisola iberica. In passato gli studiosi attribuivano ai fenici una valenza commerciale, tuttavia occorre mettere in evidenza i cambiamenti climatici che colpirono il Vicino Oriente durante la prima età del Ferro causando una forte riduzione delle terre coltivabili e una conseguente crisi alimentare. Inoltre, dall’850 a.C. la spinta degli Assiri per la conquista di uno sbocco a mare danneggiò e limitò ancora le terre fertili. Fu dunque il

lunedì 10 aprile 2017

Archeologia. L'età dei Fenici in Sardegna: erano guerrieri, colonizzatori o mercanti privati? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'età dei Fenici in Sardegna: erano guerrieri, colonizzatori o mercanti privati?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano





















Le questioni legate all'età fenicia costituiscono il nocciolo del dibattito sugli avvenimenti che portarono l'organizzazione della società nuragica a modificare radicalmente le architetture (non si costruiscono più nuraghi) e i riti funerari (si passa dalle sepolture nelle Tombe di Giganti a quelle in semplici fosse ipogeiche come ad Antas e Monte Prama), nonché alla produzione di sculture miniaturizzate in bronzo e alla grande statuaria in pietra. Non può essere estraneo il contatto con il flusso di mercanti mediterranei che influenzarono usi e costumi precedentemente adottati attraverso l'introduzione di manufatti pregiati, oggetti esotici e nuove mode. La Sardegna, con le sue risorse (rame e argento soprattutto) e le possibilità di approdo, costituiva un bocconcino prelibato per i "nuovi" commercianti, e lo sviluppo che si ebbe con l'intreccio di tecnologie e idee, accompagnato da un notevole miglioramento del tenore di vita del ceto medio (i ricchi, si sa, non risentono delle crisi), portò a tante novità che secondo alcuni studiosi sono da interpretare come decadenza e crollo della civiltà nuragica. Occorre formulare nuove ipotesi e aggiungere altre prospettive di osservazione dei fenomeni sociali che si verificarono. La ricerca non ha ancora chiarito le modalità di evoluzione della società sarda dell'epoca e gli intrecci fra locali e nuovi arrivati, ma gli scavi conducono verso un sentiero che mette le sue basi sui traffici economici pacifici a seguito del crollo dei grandi imperi avvenuto nei due secoli precedenti il 1000 a.C. Gli studiosi che si sono occupati di scavare i siti e di ricostruire le vicende di queste genti hanno stabilito che loro (i fenici) non si riconoscevano come popolo perché vivevano in città indipendenti, a volte in guerra fra loro, e si chiamavano tiri, gibliti, sidoni, ciprioti, filistei, aramei e altri, secondo il luogo nel quale risiedevano. Diciamo che convenzionalmente si parla di età fenicia per distinguere la fase storica (1100 - 550 a.C.) nella quale ci fu una koinè tecnologica e commerciale che coinvolse tutte le genti che si affacciavano nel Mediterraneo. A partire dalla fine del VI a.C. Cartagine svolge un ruolo egemone fra quelle colonie commerciali e si parla di età punica, ossia 300 anni circa in cui l'influenza di Cartagine è pesante in quei luoghi dove prima si integrarono i fenici con i locali, dando vita a nuove discendenze che persero i loro dati originari, infatti gli usi e i costumi, oltre l'organizzazione sociale ed economica, variano da città in città, secondo il substrato che i fenici incontrarono. In Sardegna, nel nostro specifico caso, si mescolarono con i nuragici e originando nuove culture.
Nella nostra isola, a differenza di ciò che accadde in Sicilia, l’elemento greco non è diffuso: a parte Olbia e poche altre tracce, i manufatti greci erano di importazione. Ancora oggi non sono chiare le dinamiche di incontro e assimilazione fra nuragici e commercianti di età fenicia. I levantini arrivano sempre con atteggiamento pacifico perché l’obiettivo era quello di reperire soprattutto materiali metallici nei territori nei quali sbarcavano. Le risorse erano in mano ai nuragici, e i fenici avevano la necessità di scambiare acquisendo risorse utili alle proprie necessità.
Fino agli anni Ottanta, studiosi come Barreca e Moscati ritenevano che la fondazione delle colonie (fine VIII-VII a.C.) seguisse un periodo di frequentazione di alcuni secoli, un periodo di pre-colonizzazione. Oggi, invece, riteniamo che questa fase vede l’arrivo di genti levantine, provenienti quindi dal Mediterraneo Orientale, che instaurano buoni rapporti con i nuragici e danno vita a una collaborazione proficua per entrambi, come testimoniano i materiali orientali trovati nell'isola. Queste stesse genti sbarcarono in nord-Africa, Baleari, Sicilia e Spagna alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali e risorse minerarie.
La cronologia di questo fenomeno di frequentazione levantina si assegna ai secoli XI-IX a.C. Gli studiosi concordano sul fatto che il ruolo di protagonista è portato avanti dalla città di Tiro, che inizia a fondare empori commerciali a Cipro e, poi, sempre più a occidente. Insieme ai tiri, ci sono varie popolazioni orientali: Aramei (semitici stanziati presso Damasco), Filistei (stanziati nella Palestina meridionale nella Pentapoli filistea), Siriani (stanziati a nord del Libano), Eubei (greci dell’isola di Eubea), Ciprioti e altri. Le navi erano composte da equipaggio misto, erano verosimilmente

domenica 9 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: guerrieri, sacerdoti ed eroi. Fra loro si distingue un personaggio particolare, oggetto di interpretazioni discordanti: fromboliere, acquaiolo o issohadore? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: guerrieri, sacerdoti ed eroi. Fra loro si distingue un personaggio particolare, oggetto di interpretazioni discordanti: fromboliere, acquaiolo o issohadore?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


In epoca nuragica, le comunità si riconoscevano discendenti di una figura materna divina dominante e da un antenato eroe che celebra il ciclo di morte e resurrezione attraverso il suo successore. Questo relitto del passato è documentato anche nella società cretese con Zeus che muore e risorge come Zeus bambino, e in quella egizia con Osiride e suo figlio Horus, entrambe trasposizioni divine del sovrano defunto e del suo successore. La presa di potere segue un rito di iniziazione nel quale il nuovo re deve dimostrare il suo valore con una prova. Questa tradizione rimane fra i relitti della memoria sarda in alcune ricorrenze religiose e nei carnevali isolani. Ad esempio, nella ricorrenza dell’Assunta a Guasila, in agosto, al tramonto dell’anno agricolo e all’avvio di quello successivo, i giovani del paese celibi si cimentano nella cattura di una giovane vacca utilizzando il laccio (sa soga), per contendersi una fanciulla che riceve dal vincitore uno

venerdì 7 aprile 2017

Archeologia. Pelasgi, navigatori e costruttori di monumentali mura. Riflessioni di Roberto Mortari

Archeologia. Pelasgi, navigatori e costruttori di monumentali mura.
Riflessioni di Roberto Mortari

Secondo gli antichi autori, i Pelasgi erano una popolazione insediata nella Grecia e in altri territori (Caria in Asia Minore, Creta, Sicilia, Italia meridionale, Etruria, e altri) in un periodo che precede l'immigrazione in Grecia delle genti elleniche. Delle vicende di questi Pelasgi si davano notizie incerte, ad esempio che un loro gruppo fosse emigrato dalla Tessaglia in Atene e da Atene in Lemno e si indicavano resti di costruzioni, sopratutto di mura, come quelle pelasgiche di Atene. Su queste confuse notizie antiche, gli storici moderni del secolo XIX formularono molte teorie sull'origine, la stirpe, la lingua e la civiltà dei Pelasgi. 
Esaminando le mura difensive poligonali di Cosa, Alatri, Segni, Cori, Alba Fucens, si è osservato che le lunghezze dei lati dei poligoni sono multiple di un valore comune, pari a 1,536 cm, mentre le ampiezze degli angoli sono multiple di 1,5°. Stessi valori sono stati riscontrati ad Atene e,nel Mare Egeo, sull'isola di Milo. Da altre osservazioni a Pyrgi e Orbetello sono emerse due date entro le quali questa tecnica costruttiva veniva applicata. Tutte le mura poligonali mostrano, nella faccia a vista, blocchi di pietra con un numero di lati che può variare da tre a più di dieci e con

mercoledì 5 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. Qual è la funzione dei nuraghi a corridoio? Il Sistema Onnis, una proposta per riflettere sui metodi di antropizzazione delle civiltà antiche. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Qual è la funzione dei nuraghi a corridoio? Il Sistema Onnis, una proposta per riflettere sui metodi di antropizzazione delle civiltà antiche.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



La carenza di dati di scavo supportati da contesti omogenei che affligge lo studio della Sardegna del III e II Millennio a.C., non consente di proporre un modello certo di antropizzazione del territorio da parte di quelle genti che applicarono le tecniche agricole e di allevamento acquisiste nel Neolitico. Illustri archeologi e ricercatori offrono schemi ipotetici di distribuzione dei villaggi e delle altre emergenze archeologiche, ma tutti questi sistemi sono influenzati da una visione militarista o imperialista, in voga nello scorso secolo e ancora condizionante, che conduce a perdere di vista i concetti e gli elementi base che motivano l’antropizzazione di un territorio:
. la presenza d’acqua dolce, 
. la facilità di controllo, 
. la presenza di risorse, 
. la sicurezza, 
. la possibilità di comunicare verso l’esterno, 
. le caratteristiche della flora e della fauna locali.
Tutti questi requisiti devono essere presenti sinergicamente in ogni analisi.
I miei studi in Economia suggeriscono la possibilità che la strada da seguire, anticipando la

lunedì 3 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. I bronzetti nuragici Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I bronzetti nuragici
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

(Dal libro "Signori del mare e del metallo", Pierluigi Montalbano, Zenia editore)


Fra i personaggi rappresentati nelle piccole statuette nuragiche in bronzo vi sono diverse specializzazioni: spadaccini, arcieri, lancieri, portatori d'ascia, portatori di pugnale, e poi ci sono sacerdoti, animali e oggetti d'uso comune come ceste in miniatura, spiedi, carri. Ogni categoria aveva un ruolo particolare e tutti questi raggruppamenti sono caratteristici dall'arte figurata sarda del Primo Ferro, ossia dal

domenica 2 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. Le tombe e gli eroi. I giganti in pietra di Monte Prama. Riflessioni di Carlo Tronchetti

Archeologia della Sardegna. Le tombe e gli eroi. I giganti in pietra di Monte Prama
Riflessioni di Carlo Tronchetti


L’area funeraria e sacra di Monte Prama, posta nel Sinis di Cabras, si trova in un piccolo avvallamento alle pendici del colle omonimo, sulla sommità del quale sono percepibili i resti di un nuraghe complesso, ormai completamente degradati . Il fondo naturale dell’avvallamento era stato regolarizzato in antico con la stesura di una coltre di terra giallastra e pietrine, assolutamente priva di elementi culturali. Questa terra copriva il terreno sterile, in cui si percepivano ampie e localizzate chiazze di bruciato. Anche lo scavo di queste fossette in cui erano stati accesi fuochi non ha restituito reperti di alcun tipo, ma solo ceneri. Nonostante l’area sia stata interessata da profondi scassi di aratura, in alcune parti del margine occidentale della necropoli si è conservata una sorta di delimitazione in pietre non lavorate di medie dimensioni. Sul lato orientale dell’area, seguendo l’andamento sinuoso del bordo dell’avvallamento, impostava la necropoli. Questa era compresa in uno spazio predeterminato. A Sud si trova l’inizio della necropoli, marcato da una lastra a coltello rincalzata da un grande blocco; le tombe, a pozzetto irregolare coperte da lastroni in arenaria gessosa di cm 100x100x14 di spessore, si stendono allineate verso Nord sino a raggiungere il limite settentrionale. Su questo lato troviamo una prima lastra a coltello di delimitazione, rotta intenzionalmente per collocare l’ultima tomba dell’allineamento, dopo la quale è stata messa in

sabato 1 aprile 2017

Archeologia. Scoperta a Dorgali una necropoli nuragica simile a quella di Mont'e Prama: il gigante di Dorgali e i teschi del paleolitico.

Archeologia. Scoperta a Dorgali una necropoli nuragica simile a quella di Mont'e Prama: il gigante di Dorgali e i teschi del paleolitico.


Una necropoli nuragica di tombe a pozzetto inviolate in un terreno che presenta una serie di frammenti simili a quelli del sito di Mont’e Prama. Oltre a frammenti di lastre di copertura dei sepolcri, fra i reperti più interessanti si notano pezzi di busto, di arco, di scudo, gomiti e piedi. Siamo nel territorio di Dorgali, lungo la strada provinciale 38, a circa 1 km dal villaggio nuragico di Serra Orrios. I lavori di ripristino del fondo stradale hanno portato alla luce anche alcune tombe a cremazione del tipo a cassetta di embrici e ad anfora segata. La datazione dei nuovi rinvenimenti rimane incerta ma sembra collocabile alla Prima età del Ferro per ciò che riguarda le tombe a inumazione, e a inizio età imperiale per quelle a cremazione. Per approfondire la ricerca sarà necessario ottenere le autorizzazioni per attivare un cantiere archeologico per rimuovere lo strato di terreno superficiale. Le fattezze della statua, secondo gli archeologi, richiamano quelle dell’arciere sulcitano, un bronzetto rientrato in patria dopo che era stato individuato in una vecchia foto polaroid che lo ritraeva nel bollettino delle acquisizioni del museo americano di Cleveland nel 1991, volume 78, n.3). Acquisito in maniera irregolare nell’anno 1991 dal Museum of Art, divenne l’emblema del museo stesso. Alla conclusione delle indagini, si appurò che il

venerdì 31 marzo 2017

Archeologia. Scoperte Pietre calendario, una conferma e due scoperte: indicavano il tempo della semina e del raccolto

Archeologia. Scoperte Pietre calendario, una conferma e due scoperte: indicavano il tempo della semina e del raccolto


Dopo la conferma della "Pietra calendario" di contrada Cozzo Olivo, a Gela, un altro monolite forato dello stesso genere potrebbe essere quello scoperto a Castellammare del Golfo (TP), a forma di cavallo, mentre attenzione viene rivolta a un terzo, segnalato a Monte Petrulla, Licata (AG).
I tre monumenti si aggiungono alle due note "Pietre forate" dello Iato e del Belìce (Campanaru e Cozzu Perciata) e inducono gli studiosi a ritenere che popoli di 4 mila anni fa avrebbero realizzato in Sicilia una rete di "Pietre calendario", attraversate dal sole, per la conoscenza delle

giovedì 30 marzo 2017

Archeologia della Sardegna. Evoluzione stilistica degli ingressi nei nuraghi Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Evoluzione stilistica degli ingressi nei nuraghi
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Lo studio architettonico degli edifici di epoca nuragica mostra una interessante evoluzione strutturale che mira a slanciare le strutture dalla forma a bastione dei nuraghi a corridoio verso le alte torri a tholos che segnano il paesaggio storico dell’isola. I primi, quelli a corridoio, a volte denominati protonuraghi, mostrano ingressi di forma rettangolare, con architrave che poggia su stipiti lineari che hanno la stessa larghezza alla base e sotto l’architrave. Questa forma è la più semplice da realizzare, e deriva dagli antichi dolmen di gusto megalitico, uno stile che giunge in Sardegna dal nord Europa al passaggio fra età della pietra ed età del rame, intorno al 3000 a.C. C’è da osservare, comunque, che già nelle domus de janas, ben prima di questa data, si osserva la

martedì 28 marzo 2017

Archeologia. Launeddas, lo strumento musicale più antico del mondo ancora in uso. Una peculiarità sarda che risale alla Civiltà Nuragica.

Archeologia. Launeddas, lo strumento musicale più antico del mondo ancora in uso. Una peculiarità sarda che risale alla Civiltà Nuragica. 

Un incontro con il pubblico cagliaritano per conoscere le launeddas e l’opera dell’antropologo Bentzon. In Sardegna negli anni ’50 il giovane studioso girò per i paesi dei maestri: le sue immagini e le sue registrazioni – tra le prime in assoluto – sono preziose testimonianze. L’appuntamento, dal titolo “Sulle tracce di A. F. W. Bentzon in Sardegna” è a Cagliari, Venerdì 31 Marzo, alle ore 19, nella sala conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100. Il prof. Dante Olianas parlerà della storia delle launeddas nel panorama degli strumenti ad ancia in Europa e della figura del Bentzon nel panorama della cultura sarda. Seguirà la proiezione del film “Is Launeddas, la musica dei Sardi” girato dal Bentzon nel 1962 e montato da Fiorenzo Serra nel 1998.
Bentzon, un ricercatore eclettico.
Questa terra è “ [ ... ] una miniera d’oro per gli elementi culturali che, grazie al suo isolamento geografico e alla scarsità di porti, sono stati preservati intatti e non rimpiazzati dalle altre culture mediterranee”. Così il Bentzon, nel 1958, presentava la Sardegna agli studenti di musica dell’Università di Copenaghen. Di questa ricca e impervia miniera, egli ne avrebbe scavato e

lunedì 27 marzo 2017

Archeologia della Sardegna. Preistoria: La metallurgia antica. Estrazione, fusione e leghe. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Preistoria: La metallurgia antica. Estrazione, fusione e leghe
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




















La scoperta dei metodi per l'estrazione dei metalli portò gradualmente alla fine della cultura neolitica. Per molti secoli, mentre utilizzavano la pietra, l'osso e il legno come materiali da utensili, gli uomini fecero uso di qualche metallo allo stato nativo (oro, argento, rame e ferro meteorico) per scopi decorativi e per la fabbricazione di piccoli oggetti quali spilli e ami da pesca.
Le ampie possibilità offerte dalla lavorazione dei metalli non erano ancora note. La metallurgia vera e propria iniziò solo quando si comprese che, con la fusione, il riscaldamento e la colata, si poteva impartire al metallo una forma nuova e controllata, al di là dello scopo delle vecchie tecniche di scheggiamento, spaccatura, taglio. Ciò avvenne verso la fine del IV millennio a.C.
Nel giro di un migliaio di anni dalla scoperta dei processi di estrazione, l'uomo era riuscito a padroneggiare la metallurgia e la tecnica della fusione. È probabile che in un primo tempo il

sabato 25 marzo 2017

Archeologia. Furono i popoli del Mare a determinare il crollo di Ittiti, Egizi e Micenei? Forse le analisi dei pollini dell'epoca possono aiutare a svelare il mistero del crollo delle civiltà che pose fine all’Età del Bronzo.

Archeologia. Furono i popoli del Mare a determinare il crollo di Ittiti, Egizi e Micenei? Forse le analisi dei pollini dell'epoca possono aiutare a svelare il mistero del crollo delle civiltà che pose fine all’Età del Bronzo.
di Roff Smith


Cosa accadde 3.200 anni fa sulle rive orientali del Mediterraneo?
L'analisi di antiche particelle di polline ha portato alla luce una drammatica siccità durata ben 150 anni.
"In pochissimo tempo, l'intero mondo dell'Età del Bronzo crollò", racconta Israel Finkelstein, archeologo dell'Università di Tel Aviv. "L'impero ittita, l'Egitto dei faraoni, la civiltà micenea in Grecia, il regno di Cipro, celebre per la produzione del rame, la grande città-mercato di Ugarit, sulla costa siriana, le città-Stato cananite, sotto l'egemonia egiziana: tutte queste civiltà scomparvero, e solo dopo qualche tempo furono rimpiazzate dai regni territoriali dell'Età del Ferro, come quelli di Israele e di Giuda".
Il mistero fa discutere gli scienziati da decenni. Si è pensato a guerre, pestilenze, disastri naturali improvvisi. Ora Finkelstein e i suoi colleghi ritengono di aver trovato una soluzione studiando

venerdì 24 marzo 2017

Archeologia. Sant'Antioco, l'antica Sulky, una delle più antiche città di tutto l'Occidente. Indagini nell'area del Cronicario. Riflessioni di Piero Bartoloni

Archeologia. Sant'Antioco, l'antica Sulky, una delle più antiche città di tutto l'Occidente. Indagini nell'area del Cronicario.
Riflessioni di Piero Bartoloni


Le indagini archeologiche che si susseguono ormai da cinque lustri in una zona dell’antico abitato fenicio, punico e romano dell’antica Sulky, nota anche con il nome di Area del Cronicario, hanno fornito una vasta messe di dati e di puntualizzazioni cronologiche, come è proprio delle indagini che hanno luogo in queste circostanze. La stessa bibliografia suggerisce l’importanza del luogo per il mondo degli studi fenici e punici: non pochi studiosi della disciplina hanno contribuito all’analisi dei dati che sono emersi nel corso degli anni.
L’area dell’antica Sulky costituisce un campo d’indagine molto importante per la conoscenza della storia della civiltà fenicia dell’Occidente mediterraneo. A corollario occorre notare che, allo stato attuale delle ricerche, l’impianto urbano di Sulky è il più antico tra le colonie fenice di Sardegna.

Grazie alle scoperte effettuate nelle ultime campagne di scavi, oggi sappiamo che il sito nuragico di quella che sarà la Sulky di età fenicia era frequentato da navigatori stranieri anche in epoca precedente all’arrivo dei Fenici, come dimostrato da tre frammenti di uno stesso piccolo recipiente chiuso, databile al Miceneo III C. Sulla base della tipologia e della cronologia dei frammenti, si può ritenere che il recipiente al quale appartenevano possa essere identificato con una Cylindrical Bottle o con un Horn-Shaped Vessel oppure con una Gourd-Shaped Jar di fabbrica filistea (fig. 1), tutti per l’appunto in uso nell’XI secolo a.C.. Come è noto, la presenza filistea in Sardegna è stata registrata sulla base di alcuni ritrovamenti appartenenti alla cultura materiale di questo popolo, tra i quali un frammento di sarcofago fittile, significativo per quanto attiene al loro status nell’isola. Gli stretti legami tra i Filistei e il mondo locale sono accertati dalla costante presenza di questi materiali, che di certo non possono essere classificati come athyrmata, in ambiente nuragico e non è da escludere che quanto pervenuto in Sardegna e classificato in precedenza come matrice micenea, invece, possa essere ascritto a botteghe filistee.

Come ho già avuto modo di sottolineare, la cronologia della fondazione fenicia della città attualmente può essere collocata con sicurezza nel primo quarto dell’VIII secolo a.C. e, più precisamente, attorno al 780/770 a.C., grazie anche alle indagini che ormai da oltre vent’anni si svolgono in una proficua collaborazione tra l’Università di Sassari e la Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano nell’area cosiddetta del Cronicario.
Fino ad oggi la datazione del centro abitato si fondava su due precisi rinvenimenti di ambito medio geometrico e, dunque, certamente antecedenti al 750 a.C. Il primo è una forma chiusa di ambiente cuboico ischitano, riportata da Paolo Bernardini, mentre il secondo è costituito da due coppe di matrice tiria (fig. 2) rinvenute negli anni scorsi sempre nell’area urbana.
Attualmente, accanto alle conoscenze derivanti dai lavori effettuati nell’area del Cronicario, si possono ricordare anche quelle ottenute da occasioni non programmate, come nel caso di un intervento di urgenza che ha avuto luogo a Sant’Antioco tra il novembre del 2005 e il febbraio del 2006. Pertanto, la datazione della fondazione della città non solo è confermata ma, se ciò è possibile, ulteriormente rivalutata anche grazie a questi più recenti lavori, che si sono svolti nelle adiacenze della suddetta area del Cronicario.
Nel nuovo settore dell’abitato, che scende verso il mare con andamento verso est, si è potuta constatare una situazione analoga a quella degli edifici dell’adiacente area del Cronicario, i quali, per superare la pendenza del terreno, erano disposti su gradoni. Anche in questo caso gli edifici di età romana imperiale erano impiantati su blocchi appartenenti alle fortificazioni di età punica, erette attorno al 375 a.C. e smantellate subito dopo il 238 a.C.. Nell’area indagata, che ha un’estensione di circa 400 m² (fig. 3), l’intervento archeologico ha avuto inizio quando ormai gli edifici di età romana della parte orientale erano stati quasi completamente distrutti dai mezzi meccanici. Tuttavia, gli strati di età fenicia erano pressoché intatti ed hanno consentito un’indagine più accurata. Le strutture di età romana del versante occidentale erano, invece, totalmente intatte ed hanno consentito un’analisi completa e più che soddisfacente. Tra le murature emerse durante lo scavo, oltre a numerosi blocchi di pietra delle fortificazioni puniche, reimpiegati nelle strutture romane, è venuto in luce un pilastro, che, grazie alla sua collocazione stratigrafica, è stato possibile attribuire all’età fenicia. Il pilastro, dell’altezza residua di circa 2 m, interamente costruito in mattoni di argilla cruda e ricoperto con intonaco di tipo idraulico, aveva lo spessore di 52 cm e la lunghezza di 130 cm, cioè esattamente di un cubito per due cubiti e mezzo fenici, e probabilmente era destinato a sorreggere una struttura pensile in un ambiente subaereo, quale ad esempio un cortile.
Gli oggetti rinvenuti nell’area, appartenenti agli orizzonti citati, sono ancora in corso di studio, ma è stato possibile effettuare una scelta sia pur limitata che viene presentata in questa sede. L’importanza della scoperta risiede soprattutto nella constatazione che nell’area sono state rinvenute alcune forme di età fenicia che non erano mai comparse nel repertorio sulcitano fino ad oggi noto. Una delle più interessanti è costituita da una pentola appartenente a una tipologia orientale (fig. 4), assai rara nel bacino occidentale del Mediterraneo.

Inoltre, sono presenti alcune forme aperte tra le quali talune del tutto nuove per Sulky ed altre che apparentemente costituiscono un unicum in tutto il mondo fenicio. Tra le novità per l’abitato sulcitano, si possono menzionare alcuni tripodi (fig. 5) di tipo siriano, derivanti direttamente dai prototipi in basalto. Questi oggetti, in particolare, condividono gli orizzonti commerciali fenici, ma la loro origine è da porre nelle botteghe nord-siriane e, dunque, nella culla dell’arte orientalizzante, assieme alle coppe baccellate di tipo ‘assiro’ e forse alle coppe ‘fenice’ in metallo prezioso.
Sempre a Sulky sono da citare una serie di mortai (figg. 6-7), che, pur presentando una vasca del tutto simile a quella dei noti tripodi, sono provvisti, invece, di un piano di appoggio anulare, che, allo stato attuale, li rende del tutto unici nel loro genere.
Oltre a questi mortai occorre ricordare un minuscolo attingitoio d’impasto, unico nel suo genere in ambiente abitativo (fig. 8), ma accompagnato da alcuni esemplari miniaturistici provenienti dall’area del tofet, in parte coevi e in parte del VII secolo a.C. Numerose sono anche le piccole brocche piriformi utilizzate come unguentari, per altro già rinvenute in quantità considerevole nell’ambiente abitativo e dipanate tra la seconda metà dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. Di particolare interesse è un frammento di brocca con orlo espanso (fig. 9), accostabile ad esemplari rinvenuti in insediamenti fenici sia di Cartagine sia della costa andalusa. Questi ultimi recipienti sono databili attorno alla metà del VII secolo a.C. e dunque quello sulcitano riveste particolare interesse, poiché a Sulky mancano totalmente le attestazioni delle brocche di questa tipologia in questo specifico periodo.
Sempre tra i reperti dell’abitato è da segnalare la presenza, per la prima volta in ambiente fenicio di Sardegna, un frammento di cuenco di ceramica cenerognola con incisioni di provenienza iberica, che, assieme ai frammenti di ceramica nuragica disseminati lungo la rotta tra l’Oriente e l’Occidente, suggerisce nuove problematiche su vettori ed equipaggi. In particolare, il frammento in questione sembra fare parte di un recipiente prodotto nell’area del Bajo Guadalquivir, anche se non si esclude la possibilità di una sua provenienza dalla zona del Sureste. La scoperta di un frammento appartenente a questa classe di materiali non costituisce una novità per i centri fenici di Occidente, ma, almeno per il momento, rappresenta un unicum almeno per quanto riguarda la Sardegna.

Ancora dall’area del Cronicario vengono due frammenti di una stessa oinochoe euboica, databile nell’ambito SPG III, e un kyathos d’impasto (fig. 10), databile nell’ultimo quarto dell’VII secolo a.C.. Entrambi gli oggetti erano inseriti in due mattoni di terra cruda, appartenenti allo stesso focolare. Quindi, l’oinochoe SPG III di Sulky si aggiunge al repertorio euboico della Sardegna ed è da considerare coeva allo skyphos a semicerchi pendenti di Sant’Imbenia, oppure cronologicamente precedente, sia pure di poco. Dunque, data la quantità di materiali d’importazione, l’abitato sulcitano dei primi anni dell’VIII secolo a.C. è da considerare in una fase cronologicamente non iniziale. Sono, inoltre, ravvisabili possibili paralleli con i fondaci fenici e tartessi dell’Andalusia occidentale anche in relazione alla presenza di frammenti di skyphoi attici compresi, comunque, entro il MG II.
Come è noto, numerosi materiali fenici, soprattutto in red slip, sono venuti alla luce nell’area indagata: tra questi principalmente le forme aperte, come è ovvio per un’area residenziale. Inoltre, sono testimoniati non pochi frammenti di produzione euboica e corinzia, che permettono di allineare pienamente il centro sulcitano agli orizzonti culturali e commerciali recentemente apparsi a Cartagine. Tra tutti, fino ad oggi mai rinvenuto a Sulky, un frammento di coppa con ansa verticale e una caratteristica decorazione a righe oblique incrociate, databile entro il LG II.
Un’ultima, più recente scoperta riguarda un’olla la cui cronologia è stata oggetto di annosa diatriba nel campo degli studi punici. Si tratta di un recipiente di forma caratteristica e inconfondibile per il quale, in virtù della posizione delle anse, sono state chiamate in causa anche origini nuragiche. A risolvere definitivamente l’annoso micro-problema, durante le indagini nell’area del Cronicario, in uno stato databile nel 200 a.C., è stata rinvenuta in situ un’olla di questo tipo, interamente ricostruibile, accompagnata da una pentola tardo-punica e da un’anfora di fabbrica cartaginese, che corroborano la cronologia.

Le testimonianze di cultura materiale fenicia, punica, greca ed etrusca, rinvenute a Sulky e nel suo circondario, sembrerebbero aprire ulteriore e nuova luce sulla realtà e sulla natura dei traffici commerciali intrattenuti dalla città fenicia nei primi secoli della sua esistenza.
I dati testé illustrati sono esposti in modo sommario per fornire in modo il più rapido possibile al mondo degli studi nuovi elementi di valutazione e di lavoro. Questi dati, inoltre, contribuiscono a diluire e ad attenuare o, comunque, ad inserire in un contesto più diffuso e più ampio le scoperte effettuate in insediamenti quali Sant’Imbenia di Porto Conte, accreditati talvolta di valenze che oggi, allo stato delle scoperte sulcitane, non sembrerebbero riferirsi a testimonianze particolarmente inusitate ed eccezionali. Del resto, sono ben noti i rischi di una ipervalutazione di pochi dati non completi situati in contesti che potremmo ben definire marginali. Infatti, alla luce dei nuovi dati sulcitani, l’insediamento di Sant’Imbenia, pur se non trascurabile, rientra nel novero dei centri nuragici attivi lungo le coste e nell’interno della Sardegna, quali ad esempio il nuraghe Sirai e il nuraghe Tratalias, non direttamente interessati dalla presenza dei centri urbani fenici.

Fonte: Quaderni di Vicino Oriente (2010), pp. 7-18 - Roma

giovedì 23 marzo 2017

Storia della Sardegna. I "Falsi d'Arborea", misteriosi e incomprensibili fogli, per i quali il bibliotecario Pietro Martini si affidò allo scrivano cagliaritano Pillito, considerato un abile paleografo, che prestava servizio presso l’Archivio Patrimoniale della città.

Storia della Sardegna. I "Falsi d'Arborea", misteriosi e incomprensibili fogli, per i quali il bibliotecario Pietro Martini si affidò allo scrivano cagliaritano Pillito, considerato un abile paleografo, che prestava servizio presso l’Archivio Patrimoniale della città.


(Se ne parlerà Venerdì 24 Marzo nella Sala Conferenze Honebu a Cagliari, in Via Fratelli Bandiera 100 con lo studioso Pietro Maurandi).
Tra i falsi storici più noti che riguardano la Sardegna, un posto di rilievo spetta alle Carte d’Arborea, documenti che nulla hanno a che fare con la nota Carta de Logu della Giudicessa Eleonora. Quando, nel 1845, il direttore della Biblioteca universitaria di Cagliari Pietro Martini ricevette dalle mani del frate Cosimo Manca un’antica pergamena, non ebbe la minima esitazione nel credere che quello strano documento illeggibile e dalle dimensioni così inusuali potesse finalmente far luce sul passato più oscuro della Sardegna. Da quel momento in poi, continui nuovi ritrovamenti di pergamene, codici e fogli diedero vita a un ingegnoso castello di menzogne in grado, per qualche tempo, di creare una pagina di storia totalmente fittizia e immaginaria.
Le Carte d’Arborea, così chiamate perché rimandavano al palazzo dei giudici d’Arborea, si riagganciavano cronologicamente alla figura della nota Eleonora e della sua corte, contribuendo, durante il periodo delle preziose scoperte, a rafforzarne il mito e l’immagine gloriosa. Ma la parte più interessante riguardava non tanto i nuovi personaggi portati alla ribalta, quanto piuttosto, il

mercoledì 22 marzo 2017

Archeologia. Il Cristianesimo e le trasformazioni dei rituali funerari tra età romana e alto medioevo. Una liturgia controllata dalla Chiesa: la vestizione, le lamentazioni, la processione. Riflessioni di Irene Barbiera

Archeologia. Il Cristianesimo e le trasformazioni dei rituali funerari tra età romana e alto medioevo. Una liturgia controllata dalla Chiesa: la vestizione, le lamentazioni, la processione.
Riflessioni di Irene Barbiera (
Illustrazione di Francesco Corni)

In quella complessa realtà che era il tardo Impero romano, si registra la presenza di forme diverse di commemorazione e sepoltura. Inoltre, i rituali funerari si sono costantemente trasformati, nella centenaria storia di Roma, sotto l’influsso di diverse culture e religioni. In questo quadro il cristianesimo avviò, tra l’età tardo antica e l’alto medioevo, un processo lento e graduale di ridefinizione dei rituali funerari che portò nel corso del secolo VIII all’affermazione di una liturgia cristiana controllata dalla Chiesa. In concomitanza con la diffusione del cristianesimo, anche tutta una serie di trasformazioni economiche e sociali contribuirono all’elaborazione di

lunedì 20 marzo 2017

Archeologia. La Sardegna dei Giudicati: cosa sono, quando e come sono nati i 4 Regni nell'isola. Riflessioni di Alberto Massazza

Archeologia. La Sardegna dei Giudicati: cosa sono, quando e come sono nati i 4 Regni nell'isola.
Riflessioni di Alberto Massazza



Con il dilagare degli arabi nel Mediterraneo, che, a partire dal 705, a più riprese tentarono la conquista dell’isola, per altro senza ottenere che effimere occupazioni litoranee, la Sardegna, strappata ai Vandali dai Bizantini guidati dal generale Bellisario nel 535 ed inclusa nell’Esarcato d’Africa, iniziò ad avere rapporti sempre più precari con la Terra Madre, fino al definitivo black-out, all’indomani dell’invasione della Sicilia da parte dei Musulmani, iniziata con lo sbarco a Mazara nell’827. L’isola iniziò così un percorso di autogestione che, nel giro di pochi decenni, portò alla formazione di entità statali autonome, denominate Giudicati, destinate a caratterizzare la

venerdì 17 marzo 2017

Archeologia. Le navicelle bronzee nuragiche, testimoni indelebili della religiosità dei sardi nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le navicelle bronzee nuragiche, testimoni indelebili della religiosità dei sardi nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


All'inizio del I millennio a.C., in Sardegna si notano una serie di avvenimenti che segnano un deciso cambio di passo nell'organizzazione sociale ed economica delle comunità, costiere e dell'interno. Un nuovo piano urbanistico interessa dapprima i centri costieri e poi, a macchia d'olio, altri villaggi dell'isola. I maestosi edifici a torre, i nuraghi, vengono dismessi, anche per via delle onerose opere di ristrutturazione. Il mondo funerario vede la comparsa di tombe a pozzetto, semplici strutturalmente e non monumentali, che integrano e poi sostituiscono le grandiose tombe di giganti. La religiosità mostra segni indelebili attraverso preziose sculture, i bronzetti, che oggi

giovedì 16 marzo 2017

Eventi.La Sardegna è nuovamente protagonista del premio letterario riservato a racconti brevi. Venerdì 17 Marzo alle ore 19 da Honebu, Via Fratelli Bandiera 100, Cagliari/Pirri, sarà presentata l’antologia del premio “Racconti nella Rete 2016” (Nottetempo) a cura di Demetrio Brandi. Intervengono gli scrittori Liliana Murru ed Enrico Valdès. Letture a cura di Giuditta Sireus.

Eventi. La Sardegna è nuovamente protagonista del premio letterario riservato a racconti brevi. Venerdì 17  Marzo alle ore 19 da Honebu, Via Fratelli Bandiera 100, Cagliari/Pirri, sarà presentata l’antologia del premio “Racconti nella Rete 2016” (Nottetempo)  a cura di Demetrio Brandi. Intervengono  gli scrittori Liliana Murru ed Enrico Valdès. Letture a cura di Giuditta Sireus. 

L'Associazione Culturale Honebu propone una serata letteraria con Liliana Murru, Enrico Valdes e Giuditta Sireus. Tema dell'incontro sarà: "Racconti nella rete".
Padrona di casa sarà la scrittrice Liliana Murru, già vincitrice del premio nel 2014. Insegnante di lingue, abita a Cagliari con le figlie Elisa e Sara. Prima della laurea ha vissuto a Londra per alcuni anni. Adora viaggiare, stare a contatto con la natura e leggere. Scrive racconti e poesie in italiano e in inglese. Il suo racconto si intitola “N’Dele”. La storia di un bambino soldato strappato alla

mercoledì 15 marzo 2017

Archeologia. Come, quando e perché in Egitto fu costruita la piramide di Cheope a Giza?

Archeologia. Come, quando e perché in Egitto fu costruita la piramide di Cheope a Giza?

La piramide di Giza fu costruita appositamente per seppellire il faraone Cheope. Sul periodo in cui il monumento fu costruito, gli archeologi non hanno dubbi: su alcuni dei blocchi di calcare che costituiscono la piramide è infatti scritto il nome del faraone Cheope (Khufu) in geroglifici. Si tratta di una specie di sigillo con cui venivano segnati alcuni massi estratti dalle cave e destinati alla piramide stessa, e Cheope, secondo re della IV dinastia, regnò dal 2590 al 2567 a.C., nel periodo in cui le piramidi erano usate come tombe reali (della III alla XVII dinastia, cioè dal 2650 al 1567 a.C.).
La cronologia dei sovrani egizi è stata ricostruita grazie documenti di varie epoche, soprattutto papiri, compilati dai sacerdoti, come il Papiro dei re, conservato a Torino, che ci dà la cronologia dalla prima alla XVII dinastia. Le piramidi sono il risultato di un’evoluzione delle tecniche architettoniche durata più di cento anni, a partire dalle tombe rettangolari chiamate mastaba (usate nella I e II dinastia, attorno al 3000 a.C.), con le facce laterali inclinate e il tetto piano. Poi si è

martedì 14 marzo 2017

Archeologia. Haou-Nebout (Honebu), l'origine dell'antica civilta degli Egizi. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Haou-Nebout (Honebu), l'origine dell'antica civilta degli Egizi.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Dopo la nascita della nostra Associazione Culturale Honebu, qualcuno mi chiede il significato di questa parola. Certo di fare cosa gradita, ho pensato di scrivere un breve articolo nel quale fornisco qualche indicazione sulla provenienza del termine. 

In antichità, e in parte ancora oggi, era più facile muoversi per mare che per terra. Benché il mare possa fare paura ai non naviganti, possiamo considerarlo una grande autostrada dove non ci sono confini politici e dove molte terre appaiono come un’unica terra. Tutti sanno che nell’Europa Occidentale esistono enormi mura megalitiche simili tra loro, realizzate spesso in luoghi strategici. Le origini del termine Haou Nebout (si pronuncia Honebu) sono da ricercare proprio in questa civiltà megalitica, pur se non è chiaro il confine geografico. Gli inni cosmogonici, le formule universalistiche, i testi sacri e religiosi dell’Antico Egitto pongono l’Haou-Nebout alla radice della civiltà umana e ne parlano come di un universo di isole abitate da potenti popoli civilizzati. Posto in un mare agli estremi confini dell’Ecumene terrestre, Honebu beneficiava della

sabato 11 marzo 2017

Archeologia. Quali aristocrazie nella Sardegna dell’Età del Ferro? Riflessioni di Carlo Tronchetti

Archeologia. Quali aristocrazie nella Sardegna dell’Età del Ferro?
di Carlo Tronchetti

(Atti della XLIV riunione scientifica. La preistoria e la protostoria della Sardegna. Cagliari, Barumini, Sassari 23-28 novembre 2009)

Giovanni Lilliu, nella sua ricostruzione della civiltà nuragica pone, nell’età del Ferro, la “stagione delle aristocrazie” (Lilliu 1986). Questo concetto e questa definizione sono entrati nell’uso comune e sono stati utilizzati da parte di un gran numero di studiosi del mondo nuragico, senza mai mettere in discussione l’enunciato di partenza; pare opportuno, adesso, rivedere la situazione oggettiva dell’isola in questo periodo, così come ricostruibile dalla documentazione archeologica esistente, basata sul supporto di ricerche metodologicamente più meditate e su analisi approfondite delle manifestazioni aristocratiche in ambito mediterraneo, grazie a scoperte di notevole peso. Il fenomeno delle aristocrazie mediterranee è stato abbondantemente ed approfonditamente studiato (da ultimo Riva e Vella 2006), sia in generale che soprattutto nelle sue manifestazioni particolari e locali. È fuor di luogo in questa sede ripercorrere le vicende delle concezioni aristocratiche dalla Grecia al lontano Occidente, che vedono una componente fondamentale nel contatto con il Vicino Oriente, trasmissore di ideologie e di oggetti di pregio, tramite i quali, unitamente a rituali di concezione locale, queste ideologie si manifestavano. Sintetizzando e quindi anche banalizzando, possiamo enucleare alcuni elementi abbastanza costanti, quali le sepolture principesche, talvolta con il rituale omerico della

giovedì 9 marzo 2017

Archeologia. Il nuraghe S'Uraki, conferenza di Alfonso Stiglitz da Honebu Venerdì 10 Marzo 2017 alle ore 19.

Archeologia. Il nuraghe S'Uraki, conferenza di Alfonso Stiglitz da Honebu, Venerdì 10 Marzo 2017 alle ore 19.

L’area del nuraghe S’Uraki si trova a 500 metri da San Vero Milis, al bordo della strada provinciale che conduce alle Borgate, nella piana alluvionale in località Su Padru. Gli scavi archeologici avviati nel 1948 e ripresi nel 1979 hanno evidenziato la presenza di un insediamento articolato composto dalla poderosa struttura di un nuraghe complesso costituito da una torre centrale e quattro torri laterali racchiuso all’interno di un grande recinto murario dotato di dieci torri che lo classificano come il secondo per dimensioni nell’isola. Fu edificato in varie fasi nell’età del bronzo, dal 1500 a.C. Del nuraghe sono visibili, oggi, sette delle torri dell'antemurale, mentre le altre tre sono ancora sepolte sotto l'ampia coltre di terra che si è depositata nel corso dei

mercoledì 8 marzo 2017

Archeologia. Fu l'esplosione dell'isola di Santorini a ispirare Platone nella sua Atlantide? Riflessioni di Giampiero Petrucci

Archeologia. Fu l'esplosione dell'isola di Santorini a ispirare Platone nella sua Atlantide?
Riflessioni di Giampiero Petrucci


L’arcipelago di Santorini è situato nel Mar Egeo, nella parte più meridionale delle isole Cicladi, circa 120 km a nord di Creta. Oltre che alla bellezza del paesaggio, deve la sua fama mondiale al suo vulcano, sede di una devastante eruzione verificatasi verso la fine dell’Età del Bronzo.
Il problema della data. 
Gli scienziati non sono d’accordo e la datazione esatta di questo disastro, tra i più violenti di tutta la storia dell’umanità, è ancora in discussione: le evidenze archeologiche (da Creta all’Egitto) e le datazioni col radiocarbonio non paiono convergere, lasciando il campo aperto a due ipotesi fondamentali le cui rispettive date sono lontane almeno 100-150 anni. Al momento comunque la tesi più accreditata fa oscillare l’eruzione nella

martedì 7 marzo 2017

I Sardi fra i Popoli del Mare del prof. Giovanni Ugas. Riflessioni di Massimo Pittau

I Sardi fra i Popoli del Mare del prof. Giovanni Ugas
Riflessioni di Massimo Pittau

La partecipazione degli antichi Sardi alle imprese dei cosiddetti “Popoli del Mare” o “Popoli delle Isole” o “Popoli Nordici”, che a più riprese tentarono l'invasione dell'Egitto all'epoca dei faraoni Merneptah (1236-1223 a. C.) e Ramesses III (1198-1166 a. C.), era stata per la prima volta formulata da E. De Rougè, nella «Révue Archéologique», XVI (1867, pag. 35 segg.) e in seguito da F. Chabas, Études sur l'antiquité  historique d'après les sources égyptiennes et les monuments reputés prehistoriques (Chalon 1872). Per la loro tesi i due studiosi francesi si erano fondati sulle notevoli somiglianze del vestiario e dell'armamento dei “Popoli del Mare”, quali appaiono nei bassorilievi dei monumenti egizi, col vestiario e armamento degli antichi Sardi, quali figurano in bronzetti nuragici, che già nell’Ottocento cominciavano a essere conosciuti anche in Europa. In seguito quella proposta di identificazione è stata accettata da quasi tutti gli autori che hanno approfondito il

lunedì 6 marzo 2017

Cartografia. Amerigo Vespucci, Alonso de Ojeda e la carta di Juan de la Cosa. Riflessioni di Rolando Berretta

Cartografia. Amerigo Vespucci, Alonso de Ojeda e la carta di Juan de la Cosa.
Riflessioni di Rolando Berretta


Marco Polo ci ricorda che l’isola di Giava, a detta dei buoni marinai pratici di queste cose,
è la maggiore isola del mondo. Ha un circuito superiore alle 3.000 miglia (750 leghe) .
Se Marco Polo aveva detto che Giava era la maggiore… poteva l’isola di Cuba, o Giovanna, essere più grande ? No di sicuro. Un solo lato, inesplorato era già di 335 leghe. Quella era terraferma. Quindi Colombo potè dimostrare, con il documento del notaio Fernando Perez de Luna, di aver toccato la terraferma del Catai in data 12 VI 1494 e… tanti saluti a Zuane Cabotto
Siamo nel II viaggio di Colombo.
Il 12 giugno 1494 il notaio reale Fernando Perez de Luna andò a bordo di ogni caravella, assistito da Diego Tristan e Francesco Morales, ambedue residenti a Siviglia, Pedro de Terreros, maestro di

sabato 4 marzo 2017

Archeologia della Sardegna. L'Incubazione nella civiltà nuragica, una pratica terapeutica di 3500 anni fa. Riflessioni di Dolores Turchi

Archeologia della Sardegna. L'Incubazione nella civiltà nuragica, una pratica terapeutica di 3500 anni fa
Riflessioni di Dolores Turchi



L'incubazione a scopo terapeutico era assai praticata in Sardegna, a giudicare dai passi che si trovano nelle opere di alcuni scrittori classici e dai retaggi che di questa pratica sono giunti in varie maniere fino ai nostri giorni. Alcuni studiosi ne hanno scritto più o meno diffusamente (Della Marmora, Pais, Pettazoni, Pittau), affrontando l'argomento da diversi punti di vista, a seconda delle proprie convinzioni, ma non si sono fermati ad esaminare le tradizioni che con quel lontano rito potrebbero avere delle connessioni. Attraverso alcune consuetudini ancora vigenti o venute meno nel nostro secolo, è possibile risalire almeno in parte all'incubazione sarda e alle modalità con cui veniva praticata. Le vecchie credenze non scompaiono facilmente specie se son ben radicate nell'animo popolare; se mancano le condizioni primarie donde sono scaturite, si modificano e si adattano alle nuove situazioni, ma non si cancellano, anche se cambia la religione o l'assetto sociale. Questo si può notare per tante pratiche pagane che in modo sotterraneo, coperte da una leggera patina di cristianesimo, continuano oggi a sopravvivere. Nonostante i

giovedì 2 marzo 2017

Tsìppiri, una storia d'altri tempi.

Albertina Piras              Pierluigi Montalbano                Mauro Atzei

Tsìppiri
Una storia d’altri tempi, raccontata in questi tempi
ROMANZO
Sardegna Magica



Disegni di Stefano Gesh e Paolo Valente Poddighe
Copyright 2012 - Testi, disegni, immagini, poesie sono di proprietà degli autori.
Indice:
Prologo……………………………………………………………………………………
Cap. 1°- Il regno di Momoth………………………………………………
Cap. 2°- Le navi levano l’ancora……………………………………………
Cap. 3°- Re Ormuk………………………………………………………………
Cap. 4°- Nurah, la Jana maestra…………………………………………
Cap. 5° - Le Janas…………………………………………………………
Cap. 6°- Malgib, la regina di Cartago………………………………
Cap. 7°- Dalla morte all’amore, alla guerra………………………
Cap. 8°- Incontro in Sardegna…………………………………………
Cap. 9°- Maestri del bronzo…………………………………………………
Cap. 10°- Nei sogni, la visione…………………………………………………
Cap. 11°- Lo scontro finale………………………………………………..………
Cap. 12°- Parlano i protagonisti………………………………………………
Le poesie di Leon Cavaliere del Vento………………………………………

Tutto è iniziato per gioco, sulle bacheche del gruppo di appassionati di archeologia di Facebook.
Sulla piazza virtuale che rappresenta la nostra piccola “accademia dell’arcadia (digitale)” abbiamo cominciato a scrivere questa storica vicenda tramandataci dagli storici latini.
L’abbiamo fatto per scherzare un po’ all’inizio e, forse, neanche Pierluigi che pur aveva lanciato una giocosa sfida a me e Albertina, credeva che avremmo compiuto questa piccola impresa in

lunedì 27 febbraio 2017

Archeologia. Calcoli della prostata di 9.000 anni fa: una sepoltura del Mesolitico sposta indietro nel tempo un'infezione batterica che si riteneva tipica dell'età moderna.

Archeologia. Calcoli della prostata di 9.000 anni fa: una sepoltura del Mesolitico sposta indietro nel tempo un'infezione batterica che si riteneva tipica dell'età moderna.

Sono di un individuo anziano vissuto più di 9.000 anni fa i calcoli della prostata, rinvenuti in una sepoltura nel cimitero preistorico di Al Khiday, nel Sudan centrale, lungo la sponda sinistra del Nilo Bianco. I calcoli, due dei quali di dimensioni rilevanti (3 centimetri di diametro con circa 12-15 grammi di peso e uno più piccolo), sono stati studiati al microscopio a scansione elettronica (SEM) e in diffrazione ai raggi X: le analisi, condotte da Lara Maritan, Gilberto Artioli e Gregorio dal Sasso (Dip. di Geoscienze dell'Università di Padova), hanno permesso di escludere forme di

sabato 25 febbraio 2017

Archeologia. Tartesso, l'Eldorado dell'antichità, una città che tutti gli studiosi cercano invano. Riflessioni di Mario Cabriolu

Archeologia. Tartesso, l'Eldorado dell'antichità, una città che tutti gli studiosi cercano invano.
di Mario Cabriolu

Sono in molti a sostenere che Tartesso non fosse il nome di una città (quindi di un abitato con limiti ben definiti), ma un territorio ampio. Alcune tra le più antiche attestazioni del nome, infatti, non fanno esplicito riferimento ad una città. A questo proposito è ancora l'Ora Maritima di Avieno l'opera da cui si attinge maggiormente per ricercare una qualche rispondenza geografica con i territori del basso Guadalquivir.
Antonelli, nella sua analisi stratigrafica del testo avieneo, nota come, nel nucleo arcaico (VI a.C.) su cui è basata l'opera:
"la fonte di Avieno non menziona alcun centro abitato con funzione eponima, che si qualifichi come autentico nucleo economico e commerciale del territorio"(1); e più oltre: "Il fiume, e non una città, si rivela perciò elemento caratterizzante del paesaggio". L'autore prosegue affermando che "Al nome di Tartesso sono inoltre collegati altri elementi paesaggistici, tutti in ogni caso privi di qualsiasi riferimento ad una realtà urbana centrale ed eponima e dunque presumibilmente risalenti ad antiche informazioni sul territorio"(2), si tratta dello stretto tartessico, delle rive tartessiche, del golfo tartessico, del monte tartessico, dell'isola dominata dai tartessi e del

venerdì 24 febbraio 2017

Sardi, Dea Madre, Mont’e Prama, tophet. Riflessioni di Mariano Piras.

Sardi, Dea Madre, Mont’e Prama, tophet. Riflessioni di Mariano Piras.


Questo articolo integra il precedente pubblicato su Honebu il 16 Gennaio 2017 intitolato “Culto e misteri dei bronzetti sardi”, del quale è consigliata la lettura prima di questo nuovo per comprenderlo appieno. (nota di Mariano Piras)

La civiltà che abitò anticamente la Sardegna, che convenzionalmente chiamiamo Civiltà Nuragica perché costruì gli oltre 8000 nuraghi sparsi in tutta l’Isola, aveva un profondo senso di comunione con la Natura. Dai riti celebrativi stagionali, al culto dei morti sino ad arrivare alle iniziazioni, tutto era legato ai cicli naturali. La vita è un’iniziazione: si nasce piccoli e si gioca ad imitare ciò che fanno i grandi. I cuccioli dei cani corrono dietro alle lucertole per prepararsi ad affrontare ciò che da grandi li porterà alla ricerca del cibo: la caccia. Come quella animale, l’esistenza umana è costellata da prove e preparazioni per il superamento.
Come ho già scritto nell’articolo “Culto e misteri dei bronzetti sardi”, i nuragici praticavano il culto della Dea Madre e di una serie di divinità secondarie rappresentate nel cielo dalle costellazioni. Queste, insieme alle

martedì 21 febbraio 2017

Archeologia in Sardegna. Monte Sirai, storia di una città sarda di 3000 anni fa. Riflessioni di Piero Bartoloni.

Archeologia in Sardegna. Monte Sirai, storia di una città sarda di 3000 anni fa
di Piero Bartoloni



La città di Monte Sirai si pone come strumento fondamentale ai fini di una maggiore conoscenza dell'età fenicia e punica poiché il centro abitato, completo in ogni sua fondamentale componente, è privo di sovrapposizioni più tarde. Dopo il suo abbandono, avvenuto attorno al 100 a.C., nulla è venuto a mutare la struttura del luogo.
L'insediamento di Monte Sirai è composto di tre grandi settori, che sono i fulcri scientifici e turistici dell'antico centro. Il principale è costituito dall'abitato, che occupa la parte meridionale della collina. Nella collina settentrionale è invece situato il tofet: è questo il luogo sacro nel quale erano sepolti con particolari riti i corpi bruciati dei bambini nati morti o defunti in tenera età. L'ultimo settore è costituito dalle due necropoli, collocate nella valle che separa l'abitato dal tofet. Si tratta di una

sabato 18 febbraio 2017

Archeologia. Tempi che cambiano, luoghi che si trasformano: i mutamenti nei nuraghi fra l’età del Bronzo ed il Primo Ferro. Riflessioni di Mauro Perra

Archeologia. Tempi che cambiano, luoghi che si trasformano: i mutamenti nei nuraghi fra l’età del Bronzo ed il Primo Ferro
di Mauro Perra
(Fonte: http://ojs.unica.it/index.php/layers/article/view/2584/2204)


Abstract: Il lungo percorso della Civiltà Nuragica, compreso fra XVII e X-IX secolo a.C., si caratterizza come un’epoca di grandi trasformazioni che si susseguono nel tempo e lasciano visibili tracce in un paesaggio mutevole, come in un succedersi di macroscopiche unità stratigrafiche. Si trasformano profondamente così non solo i monumenti e il paesaggio, ma anche le stesse strutture sociali e politiche delle comunità nuragiche fino alla trasfigurazione del ricordo in mito nei centri cerimoniali o santuari.

Essendo il mio intervento incentrato sui cambiamenti e i riusi che hanno interessato i nuraghi, particolarmente quelli della regione storica della Marmilla durante la lunga età del bronzo nuragica fino alla prima età del ferro, esso potrebbe apparire fuori tempo e fuori luogo. Di tempi e di luoghi bisogna però parlare per comprendere la nozione di riuso, cioè di nuovo uso o rifunzionalizzazione, che ha interessato questi singolari monumenti isolani oltre l’età del bronzo, un riuso connesso a forme peculiari di appaesamento dell’uomo nuragico e di addomesticamento del tempo e dello spazio (Leroi Gourhan, 1977). Per questo motivo ritengo utile adottare una

mercoledì 15 febbraio 2017

Archeologia. Sant’Imbenia, uno straordinario villaggio di 3000 anni fa che si sviluppò come mercato specializzato nella produzione e nel commercio di anfore per il vino locale conosciuto in tutto il Mediterraneo antico. Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia. Sant’Imbenia, uno straordinario villaggio di 3000 anni fa che si sviluppò come mercato specializzato nella produzione e nel commercio di anfore per il vino locale conosciuto in tutto il Mediterraneo antico.
di Marco Rendeli



Questo articolo è il frutto di un lavoro di équipe e quindi si ritiene
che gli Autori siano tutti i partecipanti al Progetto: chi lo
ha scritto svolge solamente la funzione di portavoce.



Una palude, molta acqua, presumibilmente salmastra, troppa per un abitato. Non c’è pietra da cavare, almeno nelle vicinanze, non c’è legna per costruire, cuocere, fondere, cucinare. Non guardiamo questa parte del Golfo di Porto Conte con il moderno occhio del turista in cerca delle belle spiagge, togliamoci dalla mente strade asfaltate, automobili, case confortevoli con cucine a gas, termosifoni o pompe di calore, elettricità, la televisione, la radio e il computer, la connessione internet, ma anche lo scarponcino o le scarpe da ginnastica.

Dobbiamo essere capaci di svestirci di tutte queste cose, di sfogliare, come si sfoglia una cipolla, tutti questi elementi per cercare di comprendere ed entrare in sintonia con la vita quotidiana che

martedì 14 febbraio 2017

Archeologia e miti: Demetra, Persefone e i misteri eleusini, riti che risalgono al Bronzo Medio e continuano nelle epoche successive.

Archeologia e miti: Demetra, Persefone e i misteri eleusini, riti che risalgono al Bronzo Medio e continuano nelle epoche successive.


Eleusi è un’antica città dell’Attica, famosa per il santuario di Demetra e Kore e per i riti sacri a esso collegati. Alleata di Atene, visse un periodo di sviluppo alla fine del VII a.C. Fu saccheggiata durante le guerre persiane ed ebbe notevole importanza militare durante le guerre del IV e III a.C. Nel 381 d.C. l’imperatore Teodosio fece chiudere il santuario. Distrutta da Alarico (395 d.C.) e abbandonata, fu ripopolata solo due secoli fa.
Le più antiche tracce di frequentazione risalgono al protoelladico; resti di abitazioni nei pressi del santuario risalgono al Medio Elladico. Assai ricca la necropoli, che fu in uso dall’età micenea a quella ellenistica. Sull’acropoli restano tracce di mura, di edifici e di cisterne scavate nella roccia. Della città, cinta da mura, restano tracce di un teatro e di uno stadio. Interessanti, a Ovest dell’acropoli, i resti di una fortezza ellenistica a pianta triangolare. Il santuario (dove anche i resti di età micenea attesterebbero l’esistenza di un luogo di culto molto antico) fu ristrutturato e