Diretto da Pierluigi Montalbano

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domenica 28 agosto 2016

Archeologia. Piramidi e Papere, post ad alto contenuto di polemica contro i complottisti.

Archeologia. Egitto, Piramidi e Papere, post ad alto contenuto di polemica contro i complottisti
di Matteo Riccò

Premessa.
Ieri mia figlia mi ha chiesto di spiegarle cosa fossero le piramidi. Si sa che le immagini valgono più di mille parole, per cui ho cercato di aiutarmi con le immagini delle Grandi Piramidi di Giza. Frugando su internet, mi sono imbattuto nei soliti post complottari, il cui esito finale è stato un conato di bile. Il post nasce da qui.
Partiamo da un dato di fatto piuttosto curioso: avete una vaga idea di quante siano le Piramidi in Egitto? Di solito, anche i nostri libri di storia dell'arte ce ne mostrano 3+1: le grandi Piramidi di Giza (quelle Kufu, Khafra e Menkaure) e quella a gradoni di Saqqara. In realtà, Lepsius nel XIX secolo ne contò la bellezza di 67. Uno dei dogmi complottari è che le Grandi Piramidi (e in particolare LA grande piramide, quella di Kufu, per gli amici Cheope) siano sorte perfette come sono praticamente dal nulla. Ebbene: scorrendo questa lista (https://en.wikipedia.org/wiki/Lepsius_list_of_pyramids) e quella cronologica (https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Egyptian_pyramids) si può agevolmente smontare questa prima falsa verità: la Grande Piramide è, in ordine cronologico, solo la VII Piramide mai costruita per un Faraone.
Quando i faraoni della IV dinastia iniziano cioè il loro programma edilizio, le tecnologie necessarie alle realizzazione delle piramidi sono già in possesso degli Egizi e rodate da almeno 300 anni di

venerdì 26 agosto 2016

Archeologia. La preziosa borraccia del viaggiatore, conosciuta anche come “Fiasca del Pellegrino”. di Sergio Murli

Archeologia. La preziosa borraccia del viaggiatore, conosciuta anche come “Fiasca del Pellegrino”.
di Sergio Murli


Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un intrigante articolo dell’amico Sergio Murli della rivista Città Mese. (Cliccare sull'immagine per ingrandirla)
Questa volta siamo nel cuore dell’Etruria meridionale, nel quadrilatero suggestivo dei siti di Norchia, Blera, S. Giovenale e Luni, tanto per ricordare i più conosciuti, sulla direttrice che parte, grosso modo dal lago di Vico, fra Vetralla e Tarquinia. Qui, a metà strada, c’è Monte Romano, realtà minore ma piena di vitalità e tanta voglia di conoscere e valorizzare il suo passato.   
Era tutto iniziato con qualche sporadico ritrovamento, con dei generosi ed altruistici doni dei cittadini che hanno via via dato corpo ad un piccolo Antiquarium. Poi la “scoperta” clamorosa, questa sì, della monumentale tomba, una grande sala, detta “Grotta delle Statue” in un punto denso di sepolture; ma andiamo con ordine. Nel 1981 si riunì un gruppo di volontari interessati allo studio delle origini di

sabato 20 agosto 2016

Archeologia in Sardegna. Sabato 3 e Domenica 4 Settembre 2016 al Museo di Domus De Maria. Convegno sugli scavi di Bithia e sulla Dea Madre, con il Soprintendente Marco Minoja, Valentina Chergia, Carlotta Bassoli, Roberto Sirigu, Nicola Dessì, Giacomo Paglietti e Pierluigi Montalbano. Ingresso libero.

Archeologia in Sardegna. Sabato 3 e Domenica 4 Settembre 2016 al Museo di Domus De Maria. Convegno sugli scavi di Bithia e sulla Dea Madre, con il Soprintendente Marco Minoja, Valentina Chergia, Carlotta Bassoli, Roberto Sirigu, Nicola Dessì, Giacomo Paglietti e Pierluigi Montalbano. Ingresso libero.

Buongiorno, 
sono lieto di invitarvi a un doppio appuntamento di archeologia della Sardegna a Domus De Maria, dedicato alla Dea Madre e all'antica Bithia, l'attuale Chia. Le due serate si svolgeranno sabato 3 e domenica 4 Settembre, dalle ore 19.30, nella Piazza Museo del paese. Per l'occasione si effettueranno

martedì 16 agosto 2016

Archeologia. Shardana e gli altri Popoli del Mare

Archeologia. Shardana e altri popoli del mare

Nel 1200 a.C., il mondo si fermò, e una coltre di nebbia scese su Grecia, Anatolia e intero Levante. Quel mondo che si può rilevare dai documenti di Ugarit, Hattusha e Akhenaten, scompare. All'epoca, mentre l’impero Hittita abbandona la sua capitale e l’Egitto vive una profonda crisi interna, tutte le floride città del levante crollano sotto l’invasione di una coalizione di genti dedite al saccheggio: i cosiddetti popoli del mare. Le cause del crollo degli antichi imperi sono ancora in discussione, e sono molteplici. La menzione più antica di un movimento invasore è l’editto ittita di Madduwattas, del 1440 a.C., in cui il re lamenta il saccheggio e il rapimento di donne di Cipro da

domenica 14 agosto 2016

Archeologia della Sardegna. Quali circostanze spinsero gli Shardana verso il Vicino Oriente?

Archeologia della Sardegna. Quali circostanze spinsero gli Shardana verso il Vicino Oriente?



A una decina di km a nord dell’attuale città di Haifa ci sono le rovine di Akko, una città menzionata nei testi egizi dei luoghi maledetti del XIX e XVIII secolo. Fu fortificata la prima volta nel Bronzo Medio e successivamente fu un importante centro economico e militare. Costruita strategicamente su di un promontorio a meno di un km dal mare, aveva il controllo visivo totale sul Mediterraneo e sull’entroterra. La posizione in un golfo naturale, terminale di strade commerciali per l’entroterra e della carovaniera che dall’Egitto portava alla Siria e a Ugarit, giocò un ruolo centrale nella crescita economica della città. Akko figura fra le conquiste elencate da Thutmosis III a Karnak ed è menzionata 13 volte nelle lettere di Amarna come base navale egiziana e centro di raccolta delle scorte dell’esercito del faraone. Nel Bronzo Recente mantenne relazioni col resto del mondo mediterraneo ma visse un declino che si concluse nel XII a.C. quando fu distrutta dai Popoli del

sabato 13 agosto 2016

Archeologia della Sardegna. Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna: la Tavola di Esterzili. E' la sentenza emessa dal proconsole Agrippa sul conflitto tra pastori e contadini della Sardegna all'epoca dell'imperatore romano Nerone, di Attilio Mastino

Archeologia della Sardegna. Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna: la Tavola di Esterzili. E' la sentenza emessa dal proconsole Agrippa sul conflitto tra pastori e contadini della Sardegna all'epoca dell'imperatore romano Nerone
di Attilio Mastino


Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna è la Tavola di Esterzili. Si tratta della trascrizione di una sentenza con la quale il proconsole Lucio Elvio Agrippa condannava durante l’età di Otone i pastori sardi della tribù dei Galillenses. E’ un esempio significativo di una politica tendente a privilegiare l'economia agricola dei contadini immigrati dalla penisola italiana in Sardegna. Inciso sicuramente a Carales il 18 marzo 69, esposto al pubblico per iniziativa dei Patulcenses originari della Campania all'interno di un villaggio agricolo, il documento (scoperto nel 1866, studiato da Giovanni Spano e Theodor Mommsen e conservato al Museo Nazionale di Sassari) ci informa su una lunga controversia, conclusasi con una sentenza con la quale il governatore provinciale ripristinava la linea di confine fissata 170 anni prima dal proconsole Marco Cecilio Metello, dopo una lunga campagna militare durata per almeno cinque anni e conclusa con la sconfitta della popolazione locale e con il trionfo del generale vittorioso celebrato a Roma fino al tempio di

giovedì 11 agosto 2016

Archeologia. La Sardegna nuragica a Kommos, il principale porto nella costa meridionale di Creta

La Sardegna nuragica a Kommos, il principale porto nella costa meridionale di Creta
di Pierluigi Montalbano  


In Sardegna, la ceramica del Bronzo Recente era fabbricata a mano utilizzando argilla mescolata con roccia triturata come digrassante, per ottenere un impasto elastico adatto alla cottura di forni semplici che non dovevano raggiungere temperature molto elevate. Le superfici dei vasi venivano lucidate con appositi strumenti, generalmente spatole o stecche di vario materiale. La denominazione utilizzata dagli specialisti per questa tipologia di materiali è HBW (Handmade Burnished Ware), ossia ceramiche d’impasto realizzate a mano, e spesso si trovano associate alle ceramiche grigie tornite. La catena operativa di questi materiali fu abbandonata presso le società che frequentavano l’Egeo, come testimoniato dai reperti che mostrano l’uso di argilla depurata, la foggiatura al tornio e la cottura in fornaci a doppia camera. Tuttavia, la tradizione artigianale continuava a caratterizzare la produzione delle popolazioni del Mediterraneo Occidentale. Nuclei di ceramiche d’impasto fatto a mano e lucidato a stecca stridono all’interno di complessi altamente specializzati quali, ad esempio, quelli

martedì 9 agosto 2016

Archeologia in Sardegna. Tomba di Giganti: simbolo di una testa di toro o di una donna partoriente?

Archeologia in Sardegna. Tomba di Giganti: simbolo di una testa di toro o di una donna partoriente?
di Pierluigi Montalbano


Un pannello del Museo Archeologico Genna Maria di Villanovaforru titola: «La madre genera e accoglie». Si riferisce alla vicina Tomba di Giganti di Dom'e s'Orcu, un monumentale sepolcro millenario che si staglia nell’altopiano basaltico della Giara di Siddi. Il territorio circostante è caratterizzato da una serie di nuraghi a corridoio posti a corona della Giara, tutti rivolti verso le fertili pianure sottostanti, testimonianza dei sistemi di antropizzazione sardi di 3500 anni fa. Lo studioso Ubaldo Badas sostiene un'affascinante suggestione, ossia che la forma delle sepolture collettive nuragiche, circa un migliaio disposte su tutta l'isola, rappresenti non una protome taurina (una testa di toro), ma una donna supina nell'atto di partorire, una madre che mette al mondo i suoi figli e poi li

domenica 7 agosto 2016

Archeologia. Gli Etruschi e la Sardegna, di Marco Rendeli

Archeologia. Gli Etruschi e la Sardegna
di Marco Rendeli

I rapporti fra Etruschi e Sardi hanno da un punto di vista archeologico una lunga storia, peraltro corroborata dalle fonti greche, in particolare un'annotazione al Timeo platonico che ricorda come Tyrrenòs, giunto in Etruria dalla Lidia, si fosse sposato con Sardò dalla quale prese poi il nome l’isola Argyròphleps, ovvero “l’isola dalla vene di argento” (Plato, Timaeus fr. 25b Greene). La relazione fra le due sponde del Tirreno inizia nel corso dell’età del Ferro e si sostanzia in una serie di momenti di presenza e attestazioni che si colgono fin verso il IV-III secolo a.C. Nel corso dell’età del Ferro esse si rinvengono costantemente in complessi nuragici della costa orientale dell’isola, medianti i quali vengono poi ridistribuiti verso l’interno, in abitati o in aree sacre delle odierne province di Nuoro e di

venerdì 5 agosto 2016

Archeologia. Sa Sedda 'e Sos Carros, la capanna sacra di Oliena dedicata ai riti con l'acqua della Civiltà Nuragica.

Archeologia. Sa Sedda 'e Sos Carros, la capanna sacra di Oliena dedicata ai riti con l'acqua della Civiltà Nuragica.
di Pierluigi Montalbano



Nel settembre 1977 gli archeologi iniziarono lo scavo nel complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, nel cuore della valle del Lanaittu, vicino alla grotta di Sa Oche, in territorio di Oliena. Per arrivarci bisogna prendere la S.S.129 per Orosei, svoltare per Oliena, e girare poi per Dorgali. Dopo poco meno di 6 km si svolta per le sorgenti de Su Gologone e si giunge nel piazzale delle sorgenti. Da quì si va a destra in una strada in cemento per la Valle di Lanaittu e si prosegue per 6.6 km fino al bivio che segnala la possibilità di andare, a sinistra, al villaggio nuragico di Tiscali. Naturalmente noi svolteremo a destra e, proseguendo, attraverseremo un ponticello e troveremo una zona alberata con il parcheggio del sito.

Il ritrovamento di un'ingente quantità di bronzi suggerì la possibilità che si trattasse di una fonderia. La parte più importante del sito mostra tre ambienti nella zona alta sistemati intorno a un cortile ellittico. Nell'area saltano subito all'occhio le numerose pietre in basalto e calcare finemente lavorate e una scala elegantemente costruita con grandi lastroni di calcare. Attraversando una decina di vani e passaggi si accede alla capanna con la vasca, dotata di un comodo bancone perimetrale sistemato nella parete interna. Nella parte alta sono sistemati una serie di blocchi di calcare tufaceo con le bocche d'acqua ricavate in rilievo a forma di teste di ariete.

L'acqua giunge attraversando una canaletta che gira internamente allo spessore murario, una tecnica ingegneristica sofisticata che colpisce i visitatori e certamente impegnò le menti più illuminate della Civiltà Nuragica. La notevole quantità di blocchi di basalto nelle fogge più varie, molti dei quali di reimpiego, e di schegge di lavorazione, suggerisce che giungesse grezzo dall'ingresso della valle di Lanaittu e venisse lavorato direttamente nel sito. Tuttavia il materiale potrebbe provenire da un altro sito non ancora individuato, che fu smontato.

Alcuni blocchi di tufo mostrano tracce di decorazione a rilievo del tipo dei frammenti di scudo dei giganti di Monte Prama. La frequentazione del sito è cronologicamente inquadrabile nel Primo Ferro, circa 3000 anni fa, e proseguì per vari secoli.

La ceramica, finora rinvenuta è prevalentemente rozza e priva di decorazioni ma si segnalano anse e frammenti di brocche askoidi, decorate con linee incise e con cerchielli, ciotole carenate e una coppa emisferica con una fascia orizzontale a reticolo inquadrata da due motivi a spina di pesce. Vari frammenti di grappe di piombo attestano che si praticava la riparazione dei vasi .

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