Diretto da Pierluigi Montalbano

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lunedì 26 settembre 2016

Archeologia. Ötzi, l'uomo dei ghiacci vissuto 5000 anni fa, soffriva di aterosclerosi e fu ucciso in un vile agguato

Archeologia. Ötzi, l'uomo dei ghiacci vissuto 5000 anni fa, soffriva di aterosclerosi e fu ucciso in un vile agguato

Usava armi toscane, soffriva di aterosclerosi ed è stato ucciso in un vile agguato, l’uomo scoperto da due alpinisti nel 1991 sul ghiacciaio della Val Senales, con tutti i suoi indumenti e l’equipaggiamento. I risultati scientifici che ricercatori di tutto il mondo presenteranno in questi giorni al Congresso internazionale sulle mummie a Bolzano testimoniano che il rame con cui è stata costruita l'ascia di Ötzi potrebbe non provenire dalle Alpi, come ritenuto finora, ma dai giacimenti della Toscana meridionale. Ötzi è una mummia che si è conservata fino a oggi grazie a circostanze straordinarie e che rivela ogni giorno che passa  autentici tesori di conoscenza. da due alpinisti nel 1991 sul ghiacciaio della Val Senales, con tutti i suoi indumenti e l’equipaggiamento
Ötzi non si dedicava alla lavorazione del rame, come invece avevano fatto pensare le tracce di

sabato 24 settembre 2016

Cartografia: viaggi di Cristoforo Colombo, meridiani, carte nautiche, equatore, tropico, Piri Reis...insomma...una questione da chiarire con Luís Teixeira.

Cartografia: viaggi di Cristoforo Colombo, meridiani, carte nautiche, equatore, tropico, Piri Reis...insomma...una questione da chiarire con Luís Teixeira.
di Rolando Berretta

Con il ritorno di Colombo dal I viaggio fu compito di Papa Alessandro VI assegnare le zone da evangelizzare alla Spagna e al Portogallo. Il meridiano prescelto è conosciuto come Raya. I Portoghesi non furono d’accordo e, per evitare una guerra, la Raya fu spostata ancora. I nostri storici hanno difficoltà a determinare dove cade questo meridiano. Da 100 leghe da Capo Verde

fu portata a 370 leghe. Visto che la Terra è una sfera, le due potenze cercarono di stabilire, anche, dove dovesse cadere l’antimeridiano a 180 gradi. Non si misero mai d’accordo.
Come ho sempre sostenuto la Raya cade a 17 settori da 4,5 gradi ad ovest di

venerdì 23 settembre 2016

Cagliari: Liceo Artistico e Musicale. Formazione scolastica, diritto allo studio e discriminazioni. Riflessioni sul tema.

Cagliari: Liceo Artistico e Musicale. Formazione scolastica, diritto allo studio e discriminazioni. Riflessioni sul tema. 




Ricevo, e volentieri condivido con voi, la nota di Mimmo di Caterino, docente del Liceo Artistico e Musicale di Cagliari "Foiso Fois":

"Il nostro istituto nasce negli anni Sessanta. Precedentemente Cagliari era priva di un’istruzione artistica di base (incredibile a dirsi ma vero). Alla fine del secolo scorso crescono e si sviluppano due sedi distaccate: a Quartu e Iglesias, oggi accorpate al Liceo Scientifico “Brotzu” di Quartu Sant’Elena e allo Scientifico Asproni d’Iglesias. Recentemente, a Sant’Antioco, è nato un altro istituto che fa capo al polo Liceale dello scientifico “Emilio Lussu” di Sant’Antioco. Gli studenti del Liceo Artistico e Musicale di Cagliari sono in continua crescita perché la richiesta di formazione in questa disciplina è sempre alta, e al momento quello cagliaritano è l’unico Liceo ad indirizzo artistico e musicale nell’isola non accorpato ad altri Licei. Nell'ultima assemblea è emerso che alcuni studenti sono costretti da anni a fare i

mercoledì 21 settembre 2016

Archeologia. I sommelier del Neolitico: Trovate le tracce del vino più antico d'Europa, e non era una bevanda per ricchi

Archeologia. I sommelier del Neolitico: Trovate le tracce del vino più antico d'Europa, e non era una bevanda per ricchi

Quando pensiamo al vino in epoca antica, ci vengono in mente scene di festini, con calici ricolmi e sontuosi banchetti. Insomma, sembra sia stato un prodotto d'élite. Da un articolo pubblicato sul Journal of Archaeological Science risulterebbe invece che l'inebriante bevanda è sempre stata democratica, fin dal Neolitico.
Negli anni Novanta, l'archeobotanica Soultana Valamoti ha cominciato a studiare le rovine di Dikili Tash, un villaggio neolitico scoperto nel nord della Grecia all'inizio del secolo scorso. La ricercatrice ha individuato tracce del cibo consumato dagli abitanti del villaggio, una pratica comune tra gli archeobotanici, che studiano appunto le interazioni tra popolazione e piante nel corso della storia. Tra il materiale recuperato nello scavo di un'abitazione, ha trovato diverse migliaia di semi d'uva,  segno che l'uva veniva spremuta, un evidente presupposto della vinificazione. "La ricchezza del materiale ritrovato nell'abitazione ci imponeva di andare avanti", racconta la studiosa, che si è procurata nuovi

domenica 18 settembre 2016

Archeologia. Sacrifici umani nella storia. Furono praticati anche dagli antichi Greci?

Archeologia. Sacrifici umani nella storia. Furono praticati anche dagli antichi Greci?


Il sacrificio è una pratica rituale propria di molte civiltà, antiche e moderne. Secondo il nostro punto di vista e la nostra sensibilità culturale, tendiamo a considerare i sacrifici umani come un qualcosa di aberrante e mostruoso ma al contempo affascinante, da relegare, tuttavia, a civiltà arcaiche o arretrate e non civilizzate. Nel 226 a.C. Roma si trovava in una situazione di crisi, essendo minacciata dall’invasione di popolazioni galliche. Dietro consultazione dei Libri Sibillini, furono seppellite vive una coppia di Galli e una di Greci nel Foro Boario. Si scelsero i Galli perché erano i nemici del momento, ma la decisione di sacrificare persone greche non trova, al momento, una spiegazione certa. Lo stesso sacrificio fu ripetuto dopo la battaglia di Canne, nel 216, ancora con vittime greche e galliche, ma questa volta al fine di espiare la condotta impudica di alcune Vestali, che furono coinvolte nel supplizio.
Un testo ittita descrive un rito di purificazione che si eseguiva dopo una sconfitta militare: si tagliavano in due un uomo, un capro, un cagnolino e un piccolo maiale, si ponevano le metà dei corpi a una distanza tale che le truppe potessero passare attraverso di essi, poi attraverso due fuochi, poi

giovedì 15 settembre 2016

Archeologia. Archeochicca XXXIII: La città “sine nomine”, il Santuario Etrusco celebre nei secoli. Le tracce al Museo Civico Archeologico di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.

Archeologia. Archeochicca XXXIII: La città “sine nomine”, il Santuario Etrusco celebre nei secoli. Le tracce al Museo Civico Archeologico di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.
di Sergio Murli



Castiglion Fiorentino, nessuna notizia che rimandi all’epoca etrusca, almeno nella cinta urbana; è in provincia di Arezzo e si eleva per 342 m sulla Val di Chiana, conserva importanti monumenti come le logge del XVI secolo, la chiesa di San Francesco (XII sec.) in cui è un San Francesco di Margaritone d’Arezzo, e la collegiata ricostruita nell’XIX sec. Nei resti della pieve si conserva un affresco di Luca Signorelli. Nel Palazzo Comunale (XVI sec.) pinacoteca.
Per quello che riguarda i cenni storici, è indicata nel 1014 con il nome di Castillione Aretino. Fu possesso perugino nel 1369 sotto il nome di Castiglion Perugino, che mutò infine in Castiglion Fiorentino, quando nel 1384 fu occupata da Firenze. I resti archeologici in alcune zone circostanti, anche di notevole importanza per il culto dell’epoca”.

Questo è ciò che si conosceva e sapeva dell’epoca etrusca e romana; e pensare che i lodevoli saggi e scavi dei primi anni del nuovo millennio hanno fatto luce su periodi… estremi, si parla anche di una

martedì 13 settembre 2016

Archeologia della Sardegna. La storia del Colle di Sant'Elia, di Alessandra Raspino.

Archeologia della Sardegna. La storia del Colle di Sant'Elia
di Alessandra Raspino.

La zona del capo S.Elia ha restituito i reperti più antichi di Cagliari. L’uomo preistorico ha scelto questo luogo per la sua vicinanza al mare da cui si procurava pesci e molluschi. La zona retrostante con stagni e lagune rappresentava sicuramente un habitat straordinario essendo l’anticamera della pianura campidanese dove praticare la caccia. Le testimonianze vengono sia dalle grotte del Bagno Penale, con tracce ancora visibili di ocra rossa, la grotta di S. Bartolomeo ormai ridotta a una macchia nerastra sulla roccia scavata per recuperare il calcare, dei Colombi ancora da indagare, e sopra la stazione di Marina Piccola dove è stato rinvenuto dal Taramelli, a mezza costa, un possibile villaggio con resti di cibo, il più datato. La grotta di S.Bartolomeo è stata utilizzata a lungo, considerato che la stratigrafia ha permesso di identificare una Domus de Jana. L’urbanizzazione ha distrutto gran parte di questi siti e quel poco che è stato raccolto, purtroppo è stato portato e conservato a Roma nel museo Pigorini.
I Fenici arrivarono a Cagliari guidati da due divinità: Melkart o Baal grazie al quale fondarono Tiro, identificato come il Dio del mare, considerato che era un popolo che di mare viveva grazie ai commerci marittimi. Il suo Tempio era nel porto (probabilmente il luogo dove si custodivano le ricchezze), ma non quello attuale, bensì a S. Igia, nella confluenza dei

mercoledì 7 settembre 2016

Tihuanaco, la civiltà precolombiana che prende il nome dalle rovine dell'antica città omonima, nei pressi della sponda sud-orientale del lago Titicaca, in Bolivia. Nel sito si possono ammirare due monumenti megalitici: la "Porta del Sole" e la "Porta della Luna".

Tihuanaco, la civiltà precolombiana che prende il nome dalle rovine dell'antica città omonima, nei pressi della sponda sud-orientale del lago Titicaca, in Bolivia. Nel sito si possono ammirare due monumenti megalitici: la "Porta del Sole" e la "Porta della Luna".
di Matteo Riccò 

Tihuanaco (o Tiwanaku) è uno splendido sito archeologico sudamericano di età pre-incaica, ubicato nella Bolivia orientale, sull’altipiano di Kimsachata, sulla sponda meridionale del lago Titicaca.
Il nome Tiwakanu (che di seguito sarà lo spelling preferenziale) significherebbe: “la pietra al centro dell’universo” e ci è stato tramandato dagli indiani Aymara, abitanti della regione in antichità come oggi, tramite le memorie del conquistador spagnolo Cieza de Leon, che visitò primo il sito nel 1549 e che ha il merito (o forse meglio dire: la responsabilità) di avere per primo celebrato sia la monumentalità del luogo (invero esagerandola) sia la sua assoluta antichità. Intervistando le sue guide Inca circa i costruttori di Tiwanaku e sulla fine che questi avessero fatto, il Conquistador ebbe infatti una risposta molto interlocutoria: non ne sapevano praticamente nulla, in quanto la città era già abbandonata da secoli prima che gli Inca instaurassero il proprio impero sulle Ande. A tale proposito, bisogna comunque ricordare che, all’arrivo degli Spagnoli in Sud America, l’egemonia incaica sull’area boliviana fosse cosa relativamente recente: ancora nel XIII secolo, gli Inca erano solo uno dei tanti popoli diversi che abitavano l’antico Perù, e la loro sfera di influenza non andava molto oltre l’area dell’odierna Cuzco. Complici le pagine di Cieza de Leon, una serie di ricercatori esplorò le rovine nel corso dei

domenica 4 settembre 2016

Archeologia. La Dea Madre dopo il Neolitico: “Dalle raffigurazioni di Hator/Iside e Horus alle dee madri nella Sardegna della Civiltà Nuragica.”

Archeologia. La Dea Madre dopo il Neolitico: “Dalle raffigurazioni di Hator/Iside e Horus alle dee madri nella Sardegna della Civiltà Nuragica.”
di Pierluigi Montalbano

Esiste un filo conduttore che unisce i popoli neolitici che, con varie caratteristiche, è ancora fortemente presente nel sentimento religioso dell’uomo contemporaneo, ossia il culto della Dea Madre. La Sardegna, su questo tema, è perfettamente allineata con il resto del mondo. Le belle sculture Sarde trovano corrispondenze stilistiche e ideologiche nelle Cicladi, nella Sparta neolitica, nel nord Europa, a Malta, in Anatolia e nella penisola balcanica. Il culto della Grande Dea è legato all’opulenta cultura agricola del neolitico, quella considerata l’età dell’oro, come dimostrano le statuette grasse che rappresentano la divinità femminile nel suo ruolo di nutrice e portatrice di fertilità. La Dea è immaginata nella sua carnalità, come nella famosa Venere di Cuccuru s’Arriu, con attributi sessuali enfatizzati con la rappresentazione dei grossi seni e degli abbondanti glutei.
Dall’alba dei tempi, con lo spostamento dei popoli e le relazioni fra comunità, il simbolo della Dea Madre, ideale e artistico, si articolò in diverse divinità femminili. Personificava l'amore sensuale, la fertilità umana e dei campi, la caccia, e poiché il ciclo agricolo implica la morte del seme e il suo

mercoledì 31 agosto 2016

Archeologia. Recensione del libro "Porti e Approdi nel Mediterraneo antico"

Archeologia. Recensione del libro "Porti e Approdi nel Mediterraneo antico"




Un saluto a tutti i lettori del quotidiano di storia e archeologia. È stata pubblicata su un quotidiano nazionale una recensione di Nicola De Paulis sul mio ultimo libro, dedicato ai traffici commerciali nel Mediterraneo in età fenicia. "Porti e approdi", questo il titolo del libro (Capone editore - Lecce), è in distribuzione a Cagliari nella libreria Succa e nei più importanti siti archeologici. Per leggere si può cliccare sulla foto per ingrandirla.
Capone editore link della recensione: http://caponeditore.blogspot.it/2016/08/nel-mediterraneo-dei-mercanti-fenici.html
Abstract
Dal 1200 a.C. circa, le città costiere della Siria e della Palestina, sottoposte in precedenza ora agli Ittiti ora agli Egiziani, ebbero l’opportunità di sviluppare la produzione artigianale e il commercio. In mancanza di miniere, le principali risorse  erano il legname, i prodotti ittici, le sabbie silicee per fabbricazione del vetro, il bisso e la porpora, nonché l’avorio, l’incenso, le spezie e finanche gli animali esotici dell’India, tutti beni che, messi sul mercato, contribuirono ad arricchire le città costiere libanesi.
Fu in quella striscia costiera del Mediterraneo orientale che, alcuni secoli dopo l’invasione dei cosiddetti “Popoli del mare”, si sviluppò la civiltà dei Fenici, un popolo di intraprendenti navigatori e di abilissimi commercianti, che ebbe in Cartagine, fondata dai Tiri sulla costa nordorientale dell’attuale Tunisia, la sua corrispondente in Occidente.
Sui percorsi marittimi dei Fenici, sui porti da loro frequentati, sugli approdi dove sorgevano piccoli e grandi luoghi di culto – santuari dedicati quasi sempre alle divinità del mare, frequentati dai naviganti e intorno ai quali sorgeranno poi anche delle città –, Montalbano concentra la propria attenzione dando ampio spazio ai rapporti con le popolazioni locali, con i villaggi e le tribù nuragiche.
Alle decine e decine di porti raggiunti dai Fenici in tutti gli angoli del Mediterraneo, l’Autore riserva ampio spazio e ne narra la storia, informando il lettore su quanto è venuto alla luce nelle corso delle campagne di scavo. Di molti siti, purtroppo, si conserva solo il ricordo, i loro segreti sono sotto le tante costruzioni edificate in epoche successive.
Biografia
Pierluigi Montalbano, è nato e vive a Cagliari. Studioso di preistoria e protostoria, collaboratore di alcune equipe internazionali su temi riguardanti la navigazione antica, i relitti del Bronzo e del Ferro, i traffici commerciali, organizza laboratori didattici sull’archeologia e rassegne espositive sul Mediterraneo antico. Numerose le sue conferenze sulla storia della Sardegna e notevole la partecipazione a dibattiti sullo stesso argomento. Dirige il quotidiano on-line di storia e archeologia da lui fondato nel 2010.

Curatore della rassegna culturale “Viaggio nella storia”, realizzata con alcuni docenti dell’Università di Cagliari, è autore di numerosi saggi e dei volumi: Le navicelle bronzee nuragiche (2007), Dal Neolitico alla civiltà nuragica (2008), Sherden. Signori del mare e del metallo (2009), Antichi popoli del Mediterraneo (2011) e Sardegna, l’isola dei nuraghi (2012).