Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
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martedì 30 maggio 2017

Archeologia. 8000 anni fa si sviluppò la prima globalizzazione del pianeta. Le genti preistoriche del Neolitico accesero il motore dell'evoluzione grazie a intrepidi navigatori. Lasciarono anfore decorate con una conchiglia. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 8000 anni fa si sviluppò la prima globalizzazione del pianeta. Le genti preistoriche del Neolitico accesero il motore dell'evoluzione grazie a intrepidi navigatori. Lasciarono anfore decorate con una conchiglia.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

La cultura della ceramica cardiale è una fase del Neolitico antico che compare intorno al 6000 a.C. nelle coste mediterranee. E’ caratterizzata dallo stile delle decorazioni impresse nei vasi con una conchiglia denominata Cardium. Le sue tracce più antiche sono state individuate sulle coste adriatiche in piccoli villaggi presso grotte occupate da gruppi che praticavano la caccia, la pesca e la raccolta di vegetali spontanei. Lo stile di vita di queste genti si avviava a diventare produttivo e stanziale, attraverso la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento che portò alla fondazione di insediamenti che offrivano maggiori garanzie di sopravvivenza. Nella sua evoluzione, questa fase di cambiamento portò gli uomini a praticare con successo varie attività legate alla pesca in

lunedì 29 maggio 2017

Archeologia. La pietra e il suono: esistono architetture preistoriche progettate per manipolare la mente umana attraverso le frequenze acustiche?

Archeologia. La pietra e il suono: esistono architetture preistoriche progettate per manipolare la mente umana attraverso le frequenze acustiche?
Riflessioni di Giorgio Giordano

Tra pietra e suono esiste un rapporto misterioso che da sempre incuriosisce l'uomo. Da qualche tempo le strutture monumentali del passato sono studiate dal punto di vista delle proprietà acustiche. Già nel Paleolitico superiore l'uomo "giocava" con le risonanze delle caverne: uno studio sull'arte rupestre europea, dai Pirenei francesi sino agli Urali, ha stabilito che la posizione dei dipinti all'interno delle grotte corrisponde ai punti di maggiore risonanza e dove non c'era abbastanza spazio per una figura completa sono stati disegnati dei puntini per marcare l'area. I test hanno dimostrato che la massima risonanza viene attivata dalla gamma della voce umana, più che da strumenti come flauti, fischietti o tamburi. In alcune grotte la densità dell'immagine è proporzionale alla qualità acustica, misurata in durata della risonanza o numero di echi. Le peculiarità sonore delle pietre sono state di evidente interesse anche durante le fasi successive della preistoria. Il fenomeno megalitico ne rappresenta la massima celebrazione. Molte delle

domenica 28 maggio 2017

Lo stadio Sant'Elia, realizzato nel 1970 dopo la conquista dello scudetto del Cagliari Calcio. Oggi si disputerà l'ultima partita della sua storia.

Lo stadio Sant'Elia, realizzato nel 1970 dopo la conquista dello scudetto del Cagliari Calcio. Oggi si disputerà l'ultima partita della sua storia.


Lo stadio Sant'Elia prende il nome dal quartiere di Cagliari in cui si trova. Nato come struttura sportiva polivalente, con pista d'atletica, è stato ristrutturato più volte e la sua capienza si è ridotta a 23500 posti. Il Cagliari Calcio nel 2015 presenta il progetto di ricostruzione dello stadio i cui lavori sono iniziati pochi giorni fa. Progettato nel 1964 dall'architetto Antonio Sulprizio, prevedeva un solo anello ellittico sormontato da gradinate con una capienza di 35000 spettatori. Con la vittoria dello scudetto nel 1970, sotto la supervisione di Giorgio Lombardi, l'impianto fu completato nell'estate dello stesso anno con l'aggiunta del secondo anello in cemento armato. Lo stadio fu inaugurato a Settembre in sostituzione del vecchio Amsicora. L'impianto, capace di 60000 posti costò due miliardi, un quarto dei quali pagati dal CONI. Il 12 settembre, nel primo turno della Coppa Italia, il Cagliari sconfisse la Massese per 4-1 di fronte a poco più di 30 000 spettatori. Il 16 settembre, il Cagliari vinse 3-0 in Champions League contro i francesi del Saint

venerdì 26 maggio 2017

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari. di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari
di Pierluigi Montalbano
Le fortificazioni medievali di Cagliari circondano l'intero perimetro del quartiere storico di Castello e comprendono due torri principali, perfettamente integre: quella di San Pancrazio e quella dell'Elefante. Durante il viceregno di Dusay (1491-1508) furono realizzati importanti baluardi come quello di fronte alla chiesa di Santa Croce e quello del Balice, e il bastione della Fontana Bona, laddove oggi c’è il Bastione Saint Remy. Più in basso si costruì il baluardo della Leona verso l'antico antemurale pisano e a Nord, a difesa di Buon Cammino, un fronte con mura verticali e porta. Nel 1534, il viceré De Cardona fece costruire due bastioni nel porto, di Levante a Est e di Sant'Agostino a Ovest. Sempre il vicerè, a Castello fece costruire un muro fortificato fra la Torre dell'Elefante e la Torre Mordente, nella zona Santa Croce. Nel 1535 le fortificazioni del porto furono riprese dall'architetto Pons che progettò due bastioni all'interno della ripa e li collegò ai due terrapieni di Sant'Agostino e di Levante con mura che chiusero il fronte a mare del quartiere Lapola. Fra il 1552 e il 1571, l'architetto cremonese Capellino realizzò a Ovest il

giovedì 25 maggio 2017

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano 


L'anfiteatro romano di Cagliari, realizzato nel bianco calcare locale, si trova nella vallata naturale di Palabanda, tra Viale Buoncammino e Viale Fra Ignazio, nell'area cittadina di raccordo tra il quartiere storico di Castello e la zona di Sant'Avendrace, ai confini dell’orto botanico. Nel I secolo d.C. i costruttori intagliarono nel banco roccioso le gradinate, l'arena, una serie di corridoi (i vomitoria) e altri ambienti di servizio. Le gradinate sono divise in tre ordini (imea, media e summa cavea), riservate alle differenti classi sociali (senatores, equites, plebei e servi). Lungo i corridoi (criptae) si affacciavano le gabbie (claustra) per gli animali destinati ai combattimenti. La capienza era di 10.000 spettatori, e gli spettacoli comprendevano lotte tra uomini e belve (venationes), esecuzione di sentenze capitali e lotte tra gladiatori (munera). Il termine amphitheatrum, che sostituisce il più antico spectacula, si riferisce alla forma architettonica della

lunedì 22 maggio 2017

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Qualche anno fa uscì il libro di Sergio Frau “Le Colonne d’Ercole” nel quale l'autore, ipotizzando una prima collocazione delle colonne al Canale di Sicilia, forniva una chiave di lettura nuova a molte testimonianze autorevoli che arrivavano dal mondo antico, come quelle di Omero, Erodoto e Platone. Ad esempio, Platone ci racconta che dalla grandissima Isola di Atlante, terra del tramonto, sorella della Roccia di Prometeo, il Caucaso dell'Alba greca, si raggiungevano altre isole e la terra che tutto circonda. E che quell'isola era stata grande, ricca di metalli e felice di tutto, fin quando non fu travolta da cataclismi marini che Zeus inviò per rendere migliori i suoi abitanti. L’inchiesta di Frau analizza anche Ramses III che sulle mura di Medinet Habu, li dove sono effigiati i guerrieri Shardana, uno dei popoli del mare citati dagli egizi nel II millennio a.C, fa incidere: "Gli stranieri venuti dal Nord vedono le loro terre scuotersi: il loro paese è distrutto, le loro in angoscia. I Popoli del Settentrione complottavano nelle loro isole ma, nello stesso tempo, la tempesta inghiottiva il loro paese. Nun (l'Oceano degli Egizi) è uscito dal

domenica 21 maggio 2017

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo? di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo?
di Pierluigi Montalbano


E se il misterioso Hanou-Nebout fosse la mitica Atlantide di Platone?
"In tempi lontani era possibile valicare l'immenso Atlantico perché vi era un'isola che stava innanzi a quella stretta foce che ha nome Colonne d'Ercole (oggi è lo Stretto di Gibilterra ma in tempi antichi potrebbe essere altrove). A chi procedeva da quella, si apriva il passaggio ad altre isole; e da queste isole a tutto il continente opposto. Quest'isola si chiamava Atlantide, e in essa vi era una grande dinastia regale che governava l'intera isola e molte altre a parte del continente. Passarono i secoli, terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero. Quella stirpe guerriera, tutta senza eccezione, sprofondava sotto la terra. Il mare sommerse Atlantide e tutto scomparve. Per questo motivo, nel mare, da quella parte, vi sono fondi bassi e fangosi, che producono grave impedimento alla navigazione. L'isola, sprofondando, a questi bassi fondali diede origine".
Questa è una pagina del Timeo, il primo dei tre libri che Platone dedicò ad Atlantide, basandosi sulle notizie raccolte in Egitto dal legislatore ateniese Solone, vissuto dal 630 al 558 a.C.
Nel corso di un suo viaggio in Egitto, vide delle iscrizioni del faraone Ramesse III sulle mura del

sabato 20 maggio 2017

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla) di Alberto Massazza

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla)
di Alberto Massazza


Alla morte, avvenuta per peste nel 1375, di Mariano IV d’Arborea, la cui lungimiranza politica e militare aveva portato il Giudicato alla massima espansione, arrivando a relegare i Catalano-Aragonesi al possesso delle sole città di Cagliari e Alghero, il Regno d’Arborea visse oltre un trentennio di alterne vicende, tra tirannicidi manovrati probabilmente dagli stessi aragonesi, Giudici minori sotto la reggenza di una madre leggendaria, battaglie e armistizi. Nonostante l’instabilità dinastica degli arborensi, i Catalano-Aragonesi non riuscirono a trovare il bandolo della matassa per far volgere le sorti dell’ormai secolare disputa in loro favore.
Le cose cambiarono radicalmente nel 1407, alla morte senza eredi del secondogenito di Eleonora, Mariano V, divenuto Giudice al compimento del quattordicesimo anno d’età, intorno al 1393. La Corona de Logu, il particolare Parlamento formato dai maggiorenti del Regno, investì della

giovedì 18 maggio 2017

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili. Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili.
Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis
Riflessioni di Marco Rendeli


Nonostante il vasto successo che le statue di Monte Prama hanno riscosso, soprattutto in Sardegna, di esse si sa ben poco. Solamente con l’avvio del restauro voluto da A. Boninu, si è intrapreso un ampio progetto che comprende la pulizia, il restauro e la ricostruzione delle stesse da parte del Centro di Conservazione Archeologica presso il Centro di Restauro Regionale di Li Punti. Tutti i pezzi sono stati portati e assemblati in un unico luogo: si tratta di oltre 5000 frammenti delle dimensioni e delle fogge più varie che restituiscono quello che a oggi è il più grandioso complesso statuario della Sardegna preromana e uno dei più importanti del Mediterraneo.

I frammenti furono recuperati in scavi effettuati in località Monte Prama, nel Sinis settentrionale (Oristano) nel corso degli anni Settanta. La storia delle ricerche è lacunosa, frammentata e si dipana fra interventi estemporanei (scavi Atzori nel 1974, scavi Pau 1977) e indagini programmate (scavi Bedini 1975, scavi Lilliu, Atzeni, Tore gennaio 1977, scavi Ferrarese Ceruti-Tronchetti 1977-1979). Delle indagini condotte da A. Bedini in un settore limitato del sepolcreto è imminente la pubblicazione di un preliminare: di esse si sa che sono tombe a cista con pareti litiche con una forma successiva di monumentalizzazione, ovvero di copertura formata da lastroni; gli scavi Lilliu, Atzeni, Tore sono confluiti in un importante contributo di G. Lilliu; degli scavi condotti in maniera impeccabile da Tronchetti e dalla Ferrarese Ceruti fra il 1977 e il 1979 si ha un’ampia documentazione (TRONCHETTI 2005 con bibliografia precedente). Il sito si disloca quasi al centro di un distretto ricchissimo di presenze protostoriche (nuraghi, pozzi sacri, luoghi di culto) di civiltà nuragica, la cui vita si scagliona dal Bronzo recente fino alla piena età del Ferro. Dalle relazioni di scavo pubblicate da Tronchetti si rileva che i frammenti furono rinvenuti in un unico contesto coerente che obliterava una serie di tombe a pozzetto con lastre di chiusura litiche disposte a formare un unico “serpentone” recintato da altre lastre di calcare (fig. 3). Queste tombe, in numero di 33, formavano un unico contesto di personaggi maschili e femminili, appartenenti a diverse classi d’età (dai 13 ai 50 anni), rinvenuti in posizione seduta uno per singola tomba. Esse risultano apparentemente prive di corredo: pochi frustuli ceramici nelle tombe 1-2 e dalla 24 alla 34. Fanno eccezione la t. 25, dalla quale proviene uno scaraboide databile alla fine dell’VIII a.C., e alcuni vaghi di pasta vitrea pertinenti a collane dalle tombe 24, 27 e 29: questi sono al momento gli

martedì 16 maggio 2017

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

                               (Statua Monte Prama - Bronzetto Dorgali - Daniele Carta)

Nell’età del Bronzo, i grandi imperi combattevano fra loro con utilizzo di eserciti e carri. Conosciamo le modalità di guerra grazie ai resoconti trovati nei palazzi, soprattutto la contabilità riguardante la quantità di risorse investite e il costo di mantenimento di guerrieri e carri, ma sfugge il ruolo della fanteria, spesso assoldata in situazioni contingenti d’emergenza e, quindi, poco addestrata. A volte le guerre non venivano combattute e i sovrani si limitavano a mostrare i muscoli: l’armata più attrezzata convinceva il nemico ad arrendersi senza spargimento di sangue. Tuttavia c’è un dato importante su cui riflettere: quando le guerre si combattevano nella stagione della semina o del raccolto, il costo da pagare per l’allontanamento dai campi della forza lavoro che si dedicava all’agricoltura era alto. Nel suo “The end of the Bronze Age” lo studioso R. Drews assegna alla fanteria alcuni compiti importanti come l’inseguimento dei nemici su terreni dove i carri non transitavano, la difesa notturna degli accampamenti e l’assedio. Tuttavia, i più grandi eserciti dell’epoca, egizi ed ittiti, erano composti quasi totalmente da fanti armati alla leggera, e questi costituivano il nucleo forte nei campi di battaglia visto che i carri combattevano solo nelle pianure. Così, ci si rende conto che pur se la fanteria era un elemento subordinato e, probabilmente, i suoi componenti erano poco addestrati e sottopagati, il loro